Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post

mercoledì 24 febbraio 2016

Tutti pazzi per lo Scudillo!

 Luigi Donadio



Ci siamo! La camminata popolare è iniziata! Gli abitanti della Sanità riaprono lo Scudillo, marciando a decine e decine, si riprendono la città in uno dei suoi scorci più belli!” Così postava su Facebook il 13 dicembre scorso il centro sociale “Ex OPG – Je so’ pazzo”. Tante facce curiose si vedono, scarpe da trekking, macchine fotografiche, persone di diverse età e provenienze, abitanti del quartiere e membri di collettivi e associazioni, come gli Scout laici CNGEI e la Rete Sanità. Una sessantina di persone tutte accomunate da un senso di appartenenza a questa città e dalla voglia di esplorarla, di riappropriarsi dei suoi angoli dimenticati.
Non molti, però, conoscono Salita dello Scudillo, una storica e bellissima strada che collega la Sanità con i Colli Aminei. Perché fu chiusa nel 1987 per un banale crollo, ma non fu più riaperta. Perché, come tanti angoli di Napoli, è stata sepolta dal tempo e dall’incuria. Ma resiste, conserva l’antico fascino, nonostante tutto. E’ diventata infatti parte una giungla e parte una discarica abusiva.
Da circa tre mesi, inoltre, è nato il “Comitato Scudillo”, che si sta impegnando per riaprire l’antica strada romana. Già il 22 novembre aveva scavalcato uno dei due muri che la chiudono e creato un sentiero “con forbici, guanti e buona volontà”. Solo che la notte fra l’11 e il 12 dicembre, a ridosso della seconda Camminata Popolare, sono stati appiccati dei roghi tossici ai rifiuti nella parte bassa della via scatenando i post sui social network: “A fuoco lo Scudillo! Stiamo dando fastidio a qualcuno?”. Ma è stato un boomerang.
L'aria irrespirabile non ha però fermato la denuncia. Gli escursionisti hanno scavalcato il muretto e si sono addentrati in una foresta incontaminata (o meglio, contaminata). Arrivati in cima, hanno esposto lo striscione “RiapriAMO lo Scudillo!”, visibile dal sottostante Parco del Poggio. Tanti interventi al megafono tra cui Francesco Ruotolo, membro del Comitato Scudillo e Consigliere PRC della Municipalità “Stella – San Carlo all’Arena”. Aveva detto un attivista di Je so’ Pazzo all’inizio dell’evento che, rispetto a tante altre “battaglie contro i mulini a vento” che ci sarebbero da fare a Napoli, questa non è impossibile.




Già è iniziata, infatti, la bonifica della discarica a monte di un edificio scolastico (lo “Smaldone”) e di un centro di accoglienza per senza fissa dimora (il “S. Antonio la Palma”). Un volantino diffuso dal gruppo consiliare Rifondazione Comunista della Municipalità 3 annunciava: “ Le ripetute denunce del consigliere Ruotolo hanno ottenuto un primo risultato positivo. […] Entro il 30 dicembre la vasta area (la parte inferiore dello Scudillo, ndr) sarà completamente bonificata: La lotta vince! […] Il nuovo anno dovrà segnare i primi stanziamenti del Consiglio comunale”. I pareri, comunque, sono tutt’altro che concordi fra chi vorrebbe riaprire lo Scudillo al traffico, anche per raggiungere più velocemente la zona ospedaliera ed evitare l'imbottigliamento ai Colli Aminei e a Corso Amedeo di Savoia; chi vorrebbe pedonalizzarlo, magari anche con una pista ciclabile per preservare il verde dallo smog; e quelli che, come alcuni abitanti dei Colli Aminei, vorrebbero che resti così, per evitare eventuali furti e rapine. Ma da qualche anno ogni 9 novembre, i muri che chiudono lo Scudillo vengono paragonati al muro di Berlino, caduto quello stesso giorno di 26 anni fa, una barriera che, secondo il Comitato, creano emarginazione, isolamento. La Sanità, sottolinea jesopazzo.org, è una “periferia interna”. “Non siamo più negli anni ’80, con le zone per bene indifferenti alla plebe. Napoli è una città che ha voglia di contaminarsi, di scoprirsi”.



martedì 3 marzo 2015

Scuole Storiche si riuniscono a corte

Alessandro De Chiara e Michele Canetti



Il 24 Febbraio 2015 si è tenuta al palazzo Reale di Napoli la conferenza sulle scuole storiche del territorio napoletano in contemporanea con la presentazione del catalogo sugli stessi istituti e la loro storia .
L’associazione delle scuole storiche napoletane nasce nel 2011 e ha lo scopo di mettere in mostra le bellezze negate e nascoste che ogni scuola possiede al fine di una riappropriazione collettiva del patrimonio artistico e culturale degli archivi e delle biblioteche. Un altro obiettivo è di rivalorizzare il territorio napoletano con il recupero della storia di ogni istituto scolastico, alcuni dei quali risalenti a dopo l’Unità d’Italia.
Accompagnato da intermezzi musicali, il convegno è servito ad enunciare ai ragazzi, ai professori e a tutto il pubblico presente, le dinamiche e la funzionalità del progetto grazie agli interventi di alcuni ospiti presentati da Carlo Antonelli , Presidente dell’Associazione delle Scuole Storiche Napoletane .

mercoledì 10 dicembre 2014

Napoli c'è

Alessandra Nazzaro

Il Teatro San Carlo è stata la prestigiosa cornice della decima edizione del premio “Napoli c'è”, evento ideato dalla rivista “L'espresso napoletano”- Rogiosi Editore. Un'occasione per dimostrare ancora una volta che Napoli non è solo regresso, spazzatura, ma una città densa di storia, cultura, con una forte voglia di riscattarsi. Un premio nato proprio con l'obbiettivo di ringraziare quei cittadini che con il loro operato testimoniano l'altra faccia della medaglia, quella di una Napoli spesso non raccontata, dove ogni giorno si prova a difendere l'inestimabile tesoro che la città possiede.
Anche quest'anno, ad avvicendarsi sul palco, esponenti del mondo istituzionale, imprenditoriale e artistico: Rosaria Purchia, sovrintendente del Teatro San Carlo; Pier Paolo di Fiore, oncologo napoletano; Franco Mottola, generale di Corpo armata dei Carabinieri, e tanti altri, tutti premiati con una creazione dell'artista Lello Esposito. Sempre una creazione dell'artista è il Premio speciale “Napoli c'è”: un pulcinella che stringe tra le mani l'1 e lo 0, proprio a testimonianza del decennale di questa manifestazione culturale; il premio, fra i tanti volti premiati quest'anno, è stato conferito a Beppe Barra, artista napoletano noto per la celebre Cantata dei Pastori.

domenica 23 dicembre 2012

Pensare alla fine del mondo per non pensare ad altro



di Amedeo De Chiara

Da più di due anni era l'assillo di tutti. Ha spopolato tra i programmi radio e televisivi ed ha monopolizzato l'attenzione di tutto il pubblico; ha ispirato libri e film; ha diviso la popolazione globale tra convinti apocalittici e catastrofisti e ironici burloni che si prendevano gioco delle convinzioni degli altri. Infine, il giorno da tutti atteso è arrivato: 21 dicembre 2012 era l'appuntamento per la fine del mondo.
Davvero è stato un gran giorno: per una volta c'è stato qualcosa di diverso da Gangnam Style a spopolare sulla rete; poi sono tutti tornati a guardare il ballo del sudkoreano che cavalca spedito verso il miliardo di visualizzazioni.
Cos'è accaduto alla profezia dei Maya? Com'era prevedibile che accadesse, la sua bolla mediatica, gonfiata a dismisura, si è dissolta. Com'è stato possibile, tuttavia, che abbia avuto così tanto credito? Probabilmente il segreto dell'apocalisse sta nella sua stessa infondatezza, nella sua completa irrazionalità che tocca le corde delle paure più profonde dell'uomo. Per l'uomo contemporaneo, almeno quello occidentale, che ha visto l'allungamento della vita, è difficile pensare di separarsi dal mondo. Eppure non si preoccupa poi così tanto di capire quali sono le reali conseguenze del buco nell'ozono, l'inquinamento atmosferico o l'estinzione di una specie (fin quando non è la propria); non si preoccupa di capire che ripercussioni ha la crisi immobiliare in America sull'economia globale, piuttosto che riempirsi la bocca di "c'è crisi"; non lo turbano tutti i problemi che stanno conducendo il mondo, lo stesso mondo in cui vive, a un lentissimo, ma costante deterioramento, che alla lunga potrebbe portare alle stesse catastrofiche conseguenze di quelle prospettate dalla profezia Maya.
O piuttosto dovremmo parlare dell'interpretazione di chi ha saputo volgere la profezia a proprio favore, per gonfiare a dismisura il suo potenziale mediatico. Lo spiega bene il direttore dell'Osservatorio di Capodimonte, Massimo Della Valle: nel calendario Maya il 21 dicembre 2012 corrispondeva, in realtà, alla fine di un ciclo. Andiamo con ordine: la base numerica dei Maya era 20, come le dita di mani e piedi e, dunque, il mese era di 20 giorni e l'anno, chiamato Tun, corrispondeva a 360 giorni del calendario gregoriano; successiva suddivisione del tempo era il K'Atun, composto di 20 Tun, e poi il B'ak'tun. Siccome i Maya fissavano la nascita del mondo in un giorno che corrisponderebbe al nostro 11 agosto 3.114 a.C, il 21 dicembre 2012 coincide con la fine del 13mo B'ak'tun e l'inizio del 14mo. Dunque, l'inizio di un ciclo nuovo, e non la fine del mondo: è come se, allora, avessimo temuto che il 31 dicembre 1999 dovesse essere l'imminente apocalisse (ma tratti catastrofici allora non sono mancati, col Millenium Bug).
Solo un nuovo inizio, dunque, hanno previsto i Maya, ai loro tempi: ma, purtroppo, l'uomo non è molto cambiato.

dati: ANSA.it; scientiantiquitatis.blogspot.com

venerdì 21 dicembre 2012

La condanna delle parole




La libertà di stampa da Sallusti a Charlie Hebdo passando per Formigli

di Amedeo De Chiara

Il caso Sallusti torna a interessare il mondo del giornalismo con un Ddl che porta il nome dell’ex direttore di Libero. In particolare, un emendamento del Presidente della Commissione Giustizia al Senato Berselli prevedrebbe il carcere solo per i giornalisti, colpendo i direttori con una multa dai 5 ai 50 mila euro. Berselli ha detto che, benché fosse contrario, ha dovuto conservare nell’emendamento il carcere per i giornalisti, disposizione su cui l’assemblea si era già espressa, ma   che si aspetta che vengano ritirate le richieste di voto segreto di Lega ed Api circa questa disposizione.
È chiaro che tutto ciò non tiene conto delle parole del Presidente della F.N.S.I. (Federazione Nazionale Stampa Italiana) Roberto Natale, che già da tempo ha ribadito che la Federazione non chiede l’immunità per i giornalisti, tuttavia denuncia l’inciviltà della reclusione dei giornalisti per un paese che si professa “civile”. Natale aveva già indicato l’alternativa alla legge riguardante la diffamazione a mezzo stampa: “Deve esserci immediata rettifica, dev’esserci sanzione pecuniaria e dev’esserci sospensione e, al limite, anche radiazione dall’attività professionale”. Ineccepibili i procedimenti di sospensione e radiazione per i giornalisti che sbagliano, soprattutto per quelli che omettono di rettificare prontamente i propri errori. La questione si fa, invece, più complessa parlando di sanzione pecuniaria. Chi dovrebbe pagare, infatti?
Ipotizzando che a pagare debbano essere i giornalisti, si può facilmente immaginare lo stato di paura che attanaglierebbe ogni pubblicista mentre scrive i propri articoli e li vede pubblicati. Questo è il caso (sospeso, ma già dimenticato) di Riccardo Formigli, che al tempo di Annozero realizzò un servizio sulla Fiat per cui l’azienda torinese ha chiesto un risarcimento alla Rai e a Formigli, fissato dal giudice a 1 milione e 750 mila euro per danno patrimoniale e 3 milioni e 250 mila euro per danni morali. Sentenza per la quale, osservava Milena Gabanelli in una lettera al Corriere della Sera, la perizia è stata affidata a un collegio composto dal Ministro Profumo, allora Rettore del Politecnico di Torino e dai Professori Cheli e Vicari, dai cui contratti spunta spesso il nome della Fiat (in particolare la difesa di Formigli ha obiettato che il Politecnico di Torino viene finanziato dalla Fiat). E la stessa Gabanelli ricordava che pochi giorni prima, sempre a Torino, il tribunale di Torino aveva condannato nella sentenza Eternit i responsabili civili a un risarcimento di 30 mila ad ogni famiglia che aveva perso un proprio caro ucciso dell’amianto.
Ma anche se a pagare fossero gli editori o i direttori, lo scenario non sarebbe molto diverso: è facile immaginare che nessun editore accetterà che nella propria testata lavori un giornalista scomodo che, oltre a causargli numerosi problemi, potrebbe costargli molto in sanzioni e risarcimenti. E le piccole testate non potrebbero più ospitare le voci del dissenso, perché non sarebbero capaci di sostenere un’eventuale ammenda nei loro confronti.
Mettendo il naso al di là delle Alpi si respira tutta un’altra aria. In Francia la prima cosa da salvaguardare è, infatti, la libertà d’espressione. Eppure, i problemi non mancano.
Pochi mesi fa, infatti, il Paese è stato attraversato dalle proteste di tutto il mondo islamico, una consistente minoranza della Francia, scatenate dalle pubblicazioni di Charlie Hebdo, la rivista politicamente scorretta uscita per la prima volta nel 1970 che ha pubblicato le famigerate vignette con protagonista Maometto. Non è la prima volta che il settimanale, che predilige un linguaggio e delle vignette più pesanti che allusive, provoca disordini con le sue pubblicazioni, incorrendo per altro in minacce o veri e propri attacchi, anche alla propria sede, più volte data alle fiamme. Numerose sono state le reazioni di disapprovazione in Italia, ma non solo: anche negli Stati Uniti il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, ha messo in discussione la saggezza della scelta della pubblicazione; Perché di certo la libertà di stampa o di pensiero non sta nella facoltà di pubblicare qualunque cosa, ma di poter decidere liberamente cosa sia più giusto.
È probabile che la soluzione stia nel mezzo: senza arrivare agli eccessi francesi, di certo la cultura italiana (poiché di un problema culturale si tratta) ha molto da imparare sulla straordinaria capacità d’oltralpe di accettare l’altrui pensiero. Sul piano legale, invece, occorrerebbe porre un limite ai risarcimenti e distinguere la diffamazione in vari livelli di gravità, sia per l’entità dell’errore sia per gli intenti dell’articolo.

mercoledì 19 dicembre 2012

Protestiamo? Ma sì, tanto lo fanno tutti!



  di Piero Weber


Come si riconosce l’arrivo dell’ autunno?
Ricomincia la scuola
Cadono le foglie
Ci si lamenta della pioggia
Riprendono le manifestazioni studentesche
Si è oramai quasi concluso un altro Autunno caldo, infatti studenti medi e universitari si sono mobilitati per protestare contro delle riforme scolastiche random, quest’anno è toccato alla riforma profumo e all’ormai vecchio e stagnante ddl aprea che sta per essere approvato dopo 4 anni, per verificare se lo studente protesta contro qualcosa di cui è a conoscenza, oppure se protesta a cavolo, siamo andati alla manifestazione a fare domande.
Indovinate un po'?
Napoli, 12 ottobre, manifestazione degli studenti medi
pata pata dell’acqua
Ci aggiriamo facendo domande un po serie, un po' no, sulla politica attuale, nella speranza di farci qualche risata (ci è andata bene).
La manifestazione è stata divertente sin dall’inizio, in quanto gli studenti hanno deciso di mostrare tutto il loro potenziale rivoluzionario modificando il percorso e andando in strade in cui non era autorizzato il passaggio del corteo, urlando slogan come “noi andiamo dove vogliamo”. Va fatto quindi subito un inciso sulla straordinaria inutilità e stupidità dei cori che sono ben poco distinguibili dai cori da stadio, infatti nella manifestazione si è dato fondo al repertorio, riesumando grandi classici come “bella ciao” o la intramontabile “siamo tutti antifascisti”, dimostrando una buona dose di “nonlosochecifaccioquièbellostareinsiemeevvivaaaaa”. Si è dato però anche spazio alle novità con l’introduzione di nuovi cori cantati da ragazzini con bandiere dei pirati (bandiera pirata a una manifestazione studentesca? E qualcuno dovrebbe anche prenderti sul serio?)come “noi facciamo il cazzo che vogliamo”. Quello che il Piergiorgio di turno non ha pensato però prima che la mammina lo trascinasse per le orecchie alla lezione privata di latino (noi facciamo il cazzo che vogliamo eh?) è l'inutilità di manifestare in questa maniera, così banale e stereotipata. Dopo aver urlato questi slogan deliranti, gli studenti si sono messi a urlare di gioia, siamo andati a vedere il perché. Sarà che gli studenti medi sono giovani e provano stupore per tutti i prodigi naturali che avvengono attorno a loro, ma non abbiamo ancora capito quale sia il senso di urlare tutti entusiasti alla semplice accensione di un fumogeno oppure di sovreccitarsi come dei bonobo in calore al semplice udire di note musicali espulse da casse itineranti. La cosa che ci ha però colpito di più in questo confronto con gli studenti sono state le risposte alle domande che gli abbiamo fatto. Infatti qualunque cosa gli venisse chiesta, sia sulla riforma contro cui stavano protestando, sia per domande di ordine generale sul governo attuale (fino ad arrivare a domande bastarde su finanziamenti alla Philips o ad altre industrie del campo dell’intrattenimento), le risposte erano completamente standard e spesso non inerenti alla domanda fatta, non era perciò difficile vedersi rispondere alla domanda “cosa ne pensi dei fondi per le innovazioni tecnologiche nelle scuole?” con “Monti dovrebbe cambiare le basi, i parlamentari si devono dimettere!!”.

Questo dimostra ancora una volta quanto lo studente Italiano basi la propria esperienza politica sul sentito dire e su informazioni con fonti dalla scarsissima attendibilità. Elenchiamo ora le risposte più divertenti e più insensate alle nostre domande.
Cosa ne pensi della trasformazione del consiglio d’istituto in consiglio d’autonomia?
Non ne penso (scappa)
Chiedi a lui è più informato (scappa)
Non so di cosa mi stai parlando (e allora per cosa manifesti?) per i diritti all’istruzione!
Cosa ne pensi del fatto che Monti abbia finanziato con 4 miliardi le industrie Philips? (senza accennare al fatto che la philips sia la stessa che produce tv ecc.)
(indicando la strada) Vedi tu se con le strade che ci ritroviamo 4 miliardi vanno buttati così.
Ti posso fare una domanda?
No, piove troppo
Cosa ne pensi della frammentazione dell’offerta scolastica imposta dal ddl aprea?
Una ragazzina ride e mi indirizza al suo rappresentante d’istituto che mi risponde  “eh frà stiamo inguaiati”
Ci stanno bloccando il futuro
Non so manco cosa sia, manifesto solo per divertirmi (e questi era candidato rappresentante al vico, per fortuna non eletto)
Ci privano del diritto … (si radunano per rispondere alla nostra domanda tipo “chi vuol essere milionario” e nel frattempo una ragazza scappa) stiamo lottando per i nostri diritti!!! quali sono i nostri diritti? ah non lo so io
Per concludere vi lascio con la risposta più bella e divertente che potessi ricevere
Il governo monti ha dato 1 miliardo di dollari all’industria control (senza far notare che la control produce profilattici), cosa ne pensi?
E’ uno schifo, questo governo pensa solo alle banche, questo governo ci è stato imposto, non possiamo fare niente, possiamo solo manifestare.

                                                                                                    

domenica 25 novembre 2012

DACIA MARAINI E L'AMORE RUBATO

Dacia Maraini alla presentazione de L'amore rubato all'Isituto  per gli Studi Filosofici

di Amedeo De Chiara

Dal 17 dicembre 1999, L'Assemblea generale dell'Onu ha designato il 25 novembre come la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne.  
Una data non a caso, ma scelta da un gruppo di donne attiviste, riunitesi nell'Incontro Femminista Latinoamericano e dei Caraibi, tenutosi a Bogotà nel 1981, in ricordo del brutale assassinio del 1960 delle tre sorelle Mirabal, esempio di coraggio contro il regime di Trujillo nella Repubblica Dominicana e amore verso i propri mariti detenuti. E proprio la violenza contro le donne è il tema dell'ultimo libro di Dacia Maraini. 
Attraverso una raccolta di 8 racconti di storie vere, la Maraini affronta in maniera complessa il problema dello stupro e di ogni violenza fisica, ma soprattutto culturale che opprime le donne e imprigiona anche gli uomini. Già, anche gli uomini, perché, invece di essere alleati delle donne, come ha detto l'autrice a Napoli durante la presentazione del suo libro presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, sono vittime di stereotipi che condizionano il loro comportamento. Come la pubblicità, che da sempre associa ai prodotti più cari la seduzione, magari perpetuata attraverso qualche avvenente modella che cade ai piedi dell'uomo col profumo più raro o l'auto più potente. Perché si parte sempre dal presupposto che i soldi ce li abbiano gli uomini. Una seduzione, poi, alquanto stereotipata e falsa, ma così diffusa da essere assunta a modello anche dalle donne, ingannate dalla presunta libertà di vendersi introdotta dalla cultura del mercato, dice la Maraini, che invece le chiude in altri stereotipi.
Ma ogni alleanza presuppone una parità tra i contraenti del patto. Molto più spesso, invece, da una falsa idea della possessività dell'amore, si arriva all'assoggettamento della donna, al suo annullamento. E quando un uomo, magari uno sconfitto di questa società così spietata e impietosa anche nei confronti degli uomini, tenta la sua rivalsa nei confronti di una donna, si arriva a quella bestialità che è lo stupro. Anzi, dire bestialità non è corretto secondo l'autrice, perché lo stupro non esiste in natura, ma è una creazione della civiltà umana, che nulla ha a che vedere col sesso e che viola il luogo sacro della nascita, dice la Maraini.
E mentre l'Onu lancia l'allarme della mancata denuncia delle violenze, vuoi per vergogna, per paura, per la non autosufficienza o per "amore", le case per le donne maltrattate stanno chiudendo.
fonti: Wikipedia

mercoledì 21 novembre 2012

IL VICO IN COGESTIONE

laboratorio Decreto Aprea: dentro e fuori (foto di Luigi Iacopo De Blasi)

di Mattia Ostinato


L'autunno caldo, immancabile appuntamento di ogni anno scolastico, ha cominciato a farsi sentire anche al Vico. 
Alla fine della settimana scorsa, infatti, dopo la manifestazione di mercoledì  14 novembre e dopo alcune mobilitazioni studentesche e una assemblea straordinaria,  la nostra scuola si è inserita nel quadro della contestazione dei licei napoletani con una cogestione della durata di una settimana; lo scopo: sensibilizzazione circa tematiche di attualità (come il disegno di legge Aprea o la legge di stabilità ex finanziaria) e formare una coscienza di mobilitazione più vasta. Molti sono stati i corsi tenutisi in questi giorni, all'insegna non solo della sensibilizzazione politica, ma anche della diffusione di attività alternative alla normale programmazione scolastica, come ad esempio i laboratori di arte o scrittura creativa, di elementi di giapponese o storia del popolo africano. L'iniziativa ha riscosso l'approvazione dei docenti, molti dei quali si sono anche impegnati attivamente nell'organizzazione e gestione dei laboratori.

sabato 10 novembre 2012

FOURWARD: AVANTI ALTRI 4 ANNI


Obama re dello Swing (State)   Disegno di: Giorgia Bonito
di Amedeo De Chiara
Finirò quello che ho iniziato. Il meglio deve ancora venire.

Sono le prime parole che Obama pronuncia dal quartiere generale di Chicago, dove i suoi sostenitori sono in delirio. Un po' come quando Ronald Reagan, anche lui al suo secondo mandato nell'84, disse 'you ain't seen nothing yet' ("non avete ancora visto niente"). Il Presidente degli Stati Uniti colpisce ancora, riuscendo in quello che avevano fallito in tanti prima di lui: farsi rieleggere. L'impresa non era affatto facile: Obama sta affrontando la più grave crisi del Paese dai tempi della Grande Depressione. Il problema si era già fatto sentire alle urne con la batosta presa dai democratici due anni fa alle elezioni di metà mandato, nelle quali hanno perso la maggioranza alla Camera. Maggioranza che i democratici non sono riusciti a riconquistare neanche quest'anno. Il Congresso rimane spaccato in due, con la Camera dei Deputati ai repubblicani e il Senato ai democratici, nonostante il fatto che Obama abbia capitalizzato con la vittoria in Florida 332 grandi elettori contro i 206 dello sfidante. Il totale rinnovo della Camera, 435 membri in tutto, dà di nuovo ragione agli elefanti, mentre quello del Senato, 33 membri su 100, lascia invariata la situazione. Un vero problema, dato l'ostruzionismo a oltranza della rappresentanza repubblicana nel Congresso, la cui popolarità è ai minimi storici.
Lavorerò con Romney, lavorerò con i leader di entrambe gli schieramenti per affrontare quelle sfide che possiamo risolvere solo insieme
 Obama apre al dialogo, mentre il Governatore del Massachusetts, che con eccesso di sicurezza aveva solo scritto il discorso della vittoria, benedice il vincitore e l'America. Il Repubblicano ha insistito tanto nella sua campagna elettorale sui dati della disoccupazione, cresciuta tantissimo durante l'amministrazione Obama. E non è valsa nemmeno l'accusa di mancanza di leadership a scardinare il Presidente dal suo posto. Autorevolezza che ora sarà indispensabile al Presidente per l'approvazione delle sue leggi. Un messaggio di distensione viene dallo speaker della Camera John Boehner: a patto di una riforma più ampia del sistema di imposizione fiscale, i repubblicani sarebbero disposti anche a maggiori entrate fiscali. Il fiscal cliff, il nodo tasse-spesa, è solo uno dei problemi più urgenti. C'è un paese intero che è in cerca di una nuova identità: lo confermano i referendum svoltisi in concomitanza del voto, i quali hanno legalizzato le nozze gay nello Stato del Maine e l'uso della marijuana per fini ricreativi in Colorado e nello Stato di Washington. Gli americani, in particolare i nuovi americani, e cioè giovani, ispanici, e cittadini provenienti dall'altra parte dell'oceano pacifico, hanno scelto Obama per cercare il nuovo volto dell'America, che si riconferma, anche se non con i 66 milioni di voti del 2008, il Presidente degli americani, con il 50% dei voti e 59 milioni di consensi.
"Four more years", dunque: avanti per altri 4 anni, ancora.

fonte: Ansa.it, Rai.it 

martedì 25 settembre 2012

Paolo Siani: il giornalismo nel nome di Giancarlo



Intervista a Paolo Siani
 
di Amedeo De Chiara e Francesco di Lucrezia
 
Abbiamo rivolto la medesima domanda al Presidente Lucarelli: da precario che non ha mai avuto accesso alla professione a simbolo di legalità ed esempio per tutti i giornalisti e per la comunità civile; come si possono spiegare questi due aspetti di Giancarlo Siani?
 
Giancarlo era effettivamente un precario, un abusivo del giornale e questo era effettivamente l'unico modo  negli anni '80 per entrare in redazione e solo dopo tanto tempo, dopo un certo numero di articoli si poteva aprire una procedura, una vera e propria causa, per essere assunti. In uno dei suoi articoli raccolti nel libro di Bruno De Stefano, Giancarlo parla proprio di questo: della necessità di un regolamento per l'accesso alla professione. E da qui sono nate le scuole di giornalismo, anche se solo molti anni dopo. Oggi sono veramente tanti i govani giornalisti che, un po' come voi, carta, penna e registratore, girano per le strade e ci informano per pochi spiccioli, senza contratto e a loro va il mio sostegno, perché senza di loro non ci sarebbe informazione, non si conoscerebbero i fatti, le notizie. Perché questo è il vero compito del giornalismo: raccontare quello che non si conosce e spalancare le finestre del nostro sguardo. In questi termini, il giornalismo può diventare una vera arma al servizio della democrazia.
 
 Quale  qualità premierebbe Giancarlo in un giornalista?
Credo che premierebbe la serietà del lavoro. Giancarlo era molto serio in ogni cosa che faceva, rigoroso nelle sue inchieste e nei suoi articoli; soprattutto studiava, studiava molto, studiava i fenomeni cercando di comprenderli.
 

IL CONSOLE AMERICANO AL PREMIO SIANI




Intervista a Donald L. Moore, Console Generale degli Stati Uniti a Napoli
 
 
di Amedeo De Chiara, Francesco Di Lucrezia e Castrese Pio De Rosa
 
 
Qual è l'interesse che nutre per il giornalismo italiano, campano e napoletano in particolare?
Siccome io ho studiato anche giornalismo, ritengo che i giornalisti siano una parte molto importante della società per mettere in luce i problemi che esistono. Ovviamente, trasparenza e legalità sono i due temi cui il Governo americano e il Governo italiano stanno lavorando insieme. Particolarmente, quando nelle città ci sono certi elementi che vogliono portare distruzione nella società, è essenziale che i giornalisti facciano luce su questi problemi. Questo premio intitolato a Giancarlo Siani, quest'idea di mantenere un legame tra giornalismo e società è molto importante. Io sono sempre onorato di essere invitato qui, ad assistere a questa premiazione e sostenere prima i giovani con le borse di studio e i giornalisti che mettono in luce i problemi sociali.

 
Lei è stato molto interessato all'immagine di Napoli; l'abbiamo vista impegnata nella valorizzazione del tessuto urbano della città e nella salvaguardia del verde. Come giudica questa stagione del 2012 in cui Napoli è diventata protagonista a livello internazionale grazie a manifestazioni anche più ludiche e sportive come l'America's Cup o la Coppa Davis?
Certo: come sede diplomatica siamo qui da più di 215 anni, fin dai tempi del Regno delle Due Sicilie. Ovviamente, la nostra collaborazione e il nostro rapporto con Napoli sono molto, molto forti: è la nostra sede diplomatica più antica in Italia. Noi vogliamo collaborare sempre al massimo possibile, come autorità locale. Recentemente il Comune e la Regione hanno puntato sui grandi eventi, nei quali avevamo anche noi delle delegazioni. Spero che avremo modo di lavorare ancora più strettamente con Napoli; personalmente io cerco sempre di partecipare a iniziative come quelle de Il Mattino e del Comune. Penso che Napoli sia una grande città: ha una lunghissima storia culturale e una grande tradizione culinaria. Vorrei lasciare un piccolo "ricordo" qui e voglio partecipare, come cercano di partecipare queste organizzazioni che combattono contro la mafia.


Può fare un confronto tra la gioventù americana e quella napoletana? che cos'è che secondo Lei i giovani napoletani devono fare?
Premesso che io non sono più giovane come una volta, tuttavia so che ci sono tante organizzazioni qui a Napoli che vogliono coinvolgere i giovani sia per l'ambiente sia per la legalità; quindi spero che i giovani siano spinti a collaborare con queste istituzioni, come il governo locale, regionale e anche come noi del consolato, e a essere più coinvolti nella loro città, dalla loro cultura.


Ci può esprimere una sua riflessione su quello che sta succedendo alle ambasciate americane in Nord-Africa e in Medio Oriente per via del tristemente famoso film su Maometto?
Come ha detto il nostro Presidente, noi stiamo cercando di avere degli ottimi rapporti con tutte le società e sempre il nostro Presidente Obama e il Segretario di Stato Clinton hanno espresso la loro posizione circa questo film.


 

venerdì 21 settembre 2012

Lucarelli e i giovani giornalisti


Intervista a Ottavio Lucarelli, Presidente dell' Odg  Campania, rilasciata nel corso della conferena stampa dello Youth Media Days Festival
di Amedeo De Chiara, Francesco Di Lucrezia e Mattia Ostinato
Lei ha detto, durante la conferenza-stampa, di essersi stupito di vedere tanti giovani alla sede dell'Ordine.
L'Ordine è come un termometro, che monitora lo stato di salute della nostra professione, che con mio grande piacere, nonostante le tante difficoltà, continua ad attrarre tantissimo i giovani; e mi sono stupito, perché non avevo mai visto tanti giovani, qui alla sede dell'Ordine.

Qual è il ruolo di giovani nella battaglia al precariato?
Io trovo positivo il lavoro che stanno svolgendo i ragazzi del Coordinamento dei Precari, nato a Napoli ma presto diffusosi in tutta la Campania; la loro attività di monitoraggio sopperisce molto spesso ai comitati di redazione.

Cosa può indurre un giovane giornalista ad accettare i soprusi di un editore?
Principalmente è la corsa al tesserino, per il quale molti giovani sarebbero disposti ade accettare tutti i soprusi e le angherie, financo a non essere pagati. Eppure i  colleghi del Coordinamento ci hanno ricordato che da gennaio é in vigore la Carta di Firenze, che speriamo sanzionerá i casi di abuso.

E come si pone l'Ordine nei confronti del precariato?
In questa conferenza stampa ho esordito parlando del dialogo e del confronto con i precari, subito. E proprio da questo dialogo, da questo confronto, che é venuto un arricchimento che il sindacato dovrebbe fare proprio.

Ma come fa il mondo del giornalismo ad attrarre ancora così tanti giovani?
Questa professione ha sempre avuto un grande fascino, ora accresciuto dai multimedia, dove, tuttavia, é sempre in agguato il pericolo dello sfruttamento dei grandi editori.

Una ragione per entrare nel mondo del giornalismo?
Innanzitutto, lo studente deve studiare! Quindi può coltivare il giornalismo, a patto di non farsi distrarre troppo. D'altra parte, prima si comincia, meglio è: abbiamo alcuni progetti che portiamo avanti con le scuole, grazie anche alla Prefettura di Napoli.

Ma come si fa a districarsi nella jungla dell'informazione?
Come si distingue un buon libro da un cattivo libro: con l'esperienza personale.