di Amedeo De Chiara
Da più di due anni era l'assillo di tutti. Ha spopolato tra i programmi radio e televisivi ed ha monopolizzato l'attenzione di tutto il pubblico; ha ispirato libri e film; ha diviso la popolazione globale tra convinti apocalittici e catastrofisti e ironici burloni che si prendevano gioco delle convinzioni degli altri. Infine, il giorno da tutti atteso è arrivato: 21 dicembre 2012 era l'appuntamento per la fine del mondo.
Davvero è stato un gran giorno: per una volta c'è stato qualcosa di diverso da Gangnam Style a spopolare sulla rete; poi sono tutti tornati a guardare il ballo del sudkoreano che cavalca spedito verso il miliardo di visualizzazioni.
Cos'è accaduto alla profezia dei Maya? Com'era prevedibile che accadesse, la sua bolla mediatica, gonfiata a dismisura, si è dissolta. Com'è stato possibile, tuttavia, che abbia avuto così tanto credito? Probabilmente il segreto dell'apocalisse sta nella sua stessa infondatezza, nella sua completa irrazionalità che tocca le corde delle paure più profonde dell'uomo. Per l'uomo contemporaneo, almeno quello occidentale, che ha visto l'allungamento della vita, è difficile pensare di separarsi dal mondo. Eppure non si preoccupa poi così tanto di capire quali sono le reali conseguenze del buco nell'ozono, l'inquinamento atmosferico o l'estinzione di una specie (fin quando non è la propria); non si preoccupa di capire che ripercussioni ha la crisi immobiliare in America sull'economia globale, piuttosto che riempirsi la bocca di "c'è crisi"; non lo turbano tutti i problemi che stanno conducendo il mondo, lo stesso mondo in cui vive, a un lentissimo, ma costante deterioramento, che alla lunga potrebbe portare alle stesse catastrofiche conseguenze di quelle prospettate dalla profezia Maya.
O piuttosto dovremmo parlare dell'interpretazione di chi ha saputo volgere la profezia a proprio favore, per gonfiare a dismisura il suo potenziale mediatico. Lo spiega bene il direttore dell'Osservatorio di Capodimonte, Massimo Della Valle: nel calendario Maya il 21 dicembre 2012 corrispondeva, in realtà, alla fine di un ciclo. Andiamo con ordine: la base numerica dei Maya era 20, come le dita di mani e piedi e, dunque, il mese era di 20 giorni e l'anno, chiamato Tun, corrispondeva a 360 giorni del calendario gregoriano; successiva suddivisione del tempo era il K'Atun, composto di 20 Tun, e poi il B'ak'tun. Siccome i Maya fissavano la nascita del mondo in un giorno che corrisponderebbe al nostro 11 agosto 3.114 a.C, il 21 dicembre 2012 coincide con la fine del 13mo B'ak'tun e l'inizio del 14mo. Dunque, l'inizio di un ciclo nuovo, e non la fine del mondo: è come se, allora, avessimo temuto che il 31 dicembre 1999 dovesse essere l'imminente apocalisse (ma tratti catastrofici allora non sono mancati, col Millenium Bug).
Solo un nuovo inizio, dunque, hanno previsto i Maya, ai loro tempi: ma, purtroppo, l'uomo non è molto cambiato.
dati: ANSA.it; scientiantiquitatis.blogspot.com

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