martedì 25 settembre 2012

Paolo Siani: il giornalismo nel nome di Giancarlo



Intervista a Paolo Siani
 
di Amedeo De Chiara e Francesco di Lucrezia
 
Abbiamo rivolto la medesima domanda al Presidente Lucarelli: da precario che non ha mai avuto accesso alla professione a simbolo di legalità ed esempio per tutti i giornalisti e per la comunità civile; come si possono spiegare questi due aspetti di Giancarlo Siani?
 
Giancarlo era effettivamente un precario, un abusivo del giornale e questo era effettivamente l'unico modo  negli anni '80 per entrare in redazione e solo dopo tanto tempo, dopo un certo numero di articoli si poteva aprire una procedura, una vera e propria causa, per essere assunti. In uno dei suoi articoli raccolti nel libro di Bruno De Stefano, Giancarlo parla proprio di questo: della necessità di un regolamento per l'accesso alla professione. E da qui sono nate le scuole di giornalismo, anche se solo molti anni dopo. Oggi sono veramente tanti i govani giornalisti che, un po' come voi, carta, penna e registratore, girano per le strade e ci informano per pochi spiccioli, senza contratto e a loro va il mio sostegno, perché senza di loro non ci sarebbe informazione, non si conoscerebbero i fatti, le notizie. Perché questo è il vero compito del giornalismo: raccontare quello che non si conosce e spalancare le finestre del nostro sguardo. In questi termini, il giornalismo può diventare una vera arma al servizio della democrazia.
 
 Quale  qualità premierebbe Giancarlo in un giornalista?
Credo che premierebbe la serietà del lavoro. Giancarlo era molto serio in ogni cosa che faceva, rigoroso nelle sue inchieste e nei suoi articoli; soprattutto studiava, studiava molto, studiava i fenomeni cercando di comprenderli.
 

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