È un vero e proprio massacro la
guerra che si sta combattendo in Siria: dal 15 marzo 2011, da quando è
scoppiata la rivolta, ad oggi sono 45 mila i morti, di cui almeno 31.544 i
civili. Le stime sono dell’Osservatorio siriano dei diritti umani. E a questa
gravissima crisi umanitaria tenta di porre rimedio l’Onu, con il più ampio
appello di fondi di breve termine mai lanciato: un miliardo e mezzo di dollari
per i 4 milioni di siriani in patria, di cui più di un milione di sfollati, e
per gli oltre 500 mila rifugiati nei paesi vicini, come la Turchia. Un vero
sacrificio di vite umane, di uomini, di 11.217 soldati, tra cui sono più di
mille i disertori (anche nelle alte sfere dell’esercito) del regime di Bashar
al Assad, su cui “gravano le responsabilità di tutte queste vittime” ha detto
il portavoce degli Esteri francese. Un regime prossimo al collasso, citando il
segretario generale della Nato Rasmussen, che è arrivato ad usare le armi
chimiche contro il suo popolo a Homs a fine dicembre, per cui sono morte almeno
7 persone secondo al Jazeera. Armi che non può usare senza l’accordo della
Russia, che le controllerebbe, scrive il giornale moderato turco Taraf secondo quanto
detto da un esponente dell’Esercito Libero Siriano, la principale forza armata
ribelle. Un attacco che sembra aver sciolto le ultime riserve della comunità
internazionale che, con i paesi arabi da sempre ostili ad Assad, creatori di un
comando militare congiunto, e quelli occidentali, tra cui Usa e Ue, aveva già
riconosciuto il 12 dicembre a Marrakesh la Coalizione Nazionale contro Assad
capeggiata da Ahmed Muaz al Khatib, come l’unica legittima rappresentante del
popolo siriano. Ad eccezione della Russia, che vuole trovare una mediazione tra
Assad e la Coalizione e l’Iran, strenuo difensore del regime.
Sostiene, tuttavia, il presidente
della commissione d’inchiesta Onu sulla Siria Pinheiro che occorre una
soluzione politica e non le armi. Il conflitto è diventato un confronto tra
etnie, tra alawiti fedeli ad Assad e sunniti, con altre minoranze etniche
costrette a imbracciare le armi per difendersi e molti combattenti provenienti
da altri paesi. Massima è la disponibilità della Coalizione, che accetta
qualsiasi soluzione che non includa la famiglia Assad e tutti coloro che hanno
martoriato il popolo siriano.
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