sabato 16 marzo 2013

S.O.Siria

di Amedeo De Chiara



È un vero e proprio massacro la guerra che si sta combattendo in Siria: dal 15 marzo 2011, da quando è scoppiata la rivolta, ad oggi sono 45 mila i morti, di cui almeno 31.544 i civili. Le stime sono dell’Osservatorio siriano dei diritti umani. E a questa gravissima crisi umanitaria tenta di porre rimedio l’Onu, con il più ampio appello di fondi di breve termine mai lanciato: un miliardo e mezzo di dollari per i 4 milioni di siriani in patria, di cui più di un milione di sfollati, e per gli oltre 500 mila rifugiati nei paesi vicini, come la Turchia. Un vero sacrificio di vite umane, di uomini, di 11.217 soldati, tra cui sono più di mille i disertori (anche nelle alte sfere dell’esercito) del regime di Bashar al Assad, su cui “gravano le responsabilità di tutte queste vittime” ha detto il portavoce degli Esteri francese. Un regime prossimo al collasso, citando il segretario generale della Nato Rasmussen, che è arrivato ad usare le armi chimiche contro il suo popolo a Homs a fine dicembre, per cui sono morte almeno 7 persone secondo al Jazeera. Armi che non può usare senza l’accordo della Russia, che le controllerebbe, scrive il giornale moderato turco Taraf secondo quanto detto da un esponente dell’Esercito Libero Siriano, la principale forza armata ribelle. Un attacco che sembra aver sciolto le ultime riserve della comunità internazionale che, con i paesi arabi da sempre ostili ad Assad, creatori di un comando militare congiunto, e quelli occidentali, tra cui Usa e Ue, aveva già riconosciuto il 12 dicembre a Marrakesh la Coalizione Nazionale contro Assad capeggiata da Ahmed Muaz al Khatib, come l’unica legittima rappresentante del popolo siriano. Ad eccezione della Russia, che vuole trovare una mediazione tra Assad e la Coalizione e l’Iran, strenuo difensore del regime.
Sostiene, tuttavia, il presidente della commissione d’inchiesta Onu sulla Siria Pinheiro che occorre una soluzione politica e non le armi. Il conflitto è diventato un confronto tra etnie, tra alawiti fedeli ad Assad e sunniti, con altre minoranze etniche costrette a imbracciare le armi per difendersi e molti combattenti provenienti da altri paesi. Massima è la disponibilità della Coalizione, che accetta qualsiasi soluzione che non includa la famiglia Assad e tutti coloro che hanno martoriato il popolo siriano.

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