sabato 16 marzo 2013

Caro Gigi, non ci siamo!

di Mattia Ostinato




Quando un matrimonio entra in crisi, di solito,non ce ne si rende conto subito.La cosa, invece resta in incubazione per molto tempo fino al punto in cui basta un minimo litigio o screzio per fare esplodere all’improvviso rancori e rinfacci . Una separazione pirotecnica di questo tipo è quella che si sta consumando in questi giorni tra Roberto Saviano e  Luigi De Magistris, anche se di separazione vera e propria non si può parlare, perché effettivamente, non è che i due fossero una coppia affiatata come Sandra Mondaini e Raimondo Vianello né tantomeno un duo inseparabile alla Stanlio e Ollio. Avevano però molte posizioni in comune e l’uno godeva della stima e del rispetto dell’altro, come dimostra la “benedizione” che dette lo scrittore al sindaco arancione agli inizi della sua campagna elettorale , augurandogli di essere il cambiamento di cui Napoli aveva e ha tuttora bisogno. Cos’è stato quindi che ha portato a questo litigio i cui botta e risposta rimbalzano da un media all’ altro? Nonostante in quest’ultimo periodo ci fossero già state alcune frizioni tra lo scrittore e il sindaco, in merito all’allontanamento di Raphael Rossi e in seguito all’uccisione di un affiliato davanti ad un asilo di Scampia, il punto di non ritorno si è raggiunto poco dopo che la municipalità di scampia ha negato a sky l’autorizzazione per potervi girare alcune puntate di una fiction basata su “Gomorra” di cui Saviano è il direttore artistico. A spalleggiare il presidente Angelo Pisani è presto arrivato il sindaco, e tanto è bastato allo scrittore per sentire puzza di censura. Da questo preciso punto in poi i due contendenti hanno cominciato una gara di rinfacci reciproci da fare invidia a qualunque coppia di coniugi avente il fegato ribollente di bile acida. Saviano, che comunque aveva già da qualche mese cominciato a bacchettare il sindaco su alcune questioni, gli ha rimproverato in una lettera aperta pubblicata sull’espresso, di non essere stato in grado di mantenere le promesse fatte all’inizio della campagna elettorale e di non essere riuscito ad affrontare i grandi problemi della città, limitandosi a imbellettarla con vari eventi, lungomari liberati, e “quelle ridicole biciclettine disegnate sul basalto e sui sampietrini sconnessi, al centro dei marciapiedi, che in nessun'altra città a parte Napoli, qualcuno avrebbe potuto spacciare per pista ciclabile” tant’è che lo scrittore paragona l’approccio della giunta de Magistris alla scena di Johnny Stecchino in cui si sente dire che “Il problema di Palermo è il traffico”.Questi affondi non sono sicuramente andati giù al primo cittadino che ha risposto spiccatamente a Saviano, sempre in una lettera aperta pubblicata da “l’espresso”  in cui ha accusa velatamente il giornalista di aver messo in scena una polemica “studiata” in prossimità delle elezioni e lo ha invitato  ad impegnarsi attivamente per la città  anche collaborando con l’amministrazione e a non diffondere un’immagine stereotipata della città, ma piuttosto ad aiutare a difendere l’immagine di una Napoli “europea e ecosostenibile” che si sta cercando di creare. Inutile dire come questo “scontro” abbia aperto il vaso di Pandora di tutti coloro i quali, dai tempi di Gomorra, non hanno mai digerito Saviano e il suo modo di descrivere il territorio campano. Infatti sulla rete si sono moltiplicate le voci di coloro che accusano lo scrittore di voler fare spettacolo sulla città e si possono addirittura trovare per strada manifesti che recitano “Chi specula su Napoli è il colpevole di tutto. SAVIANO Scampia non ha bisogno di fiction ma di posti di lavoro, Gomorra 2 non lo vogliamo!!!”. Quello a cui si sta assistendo, comunque, è lo scontro tra due maniere diverse e opposte di raccontare la nostra città, una improntata ad un crudo realismo che però rischia di cadere nella spettacolarizzazione ed un’ altra il cui indirizzo sembra essere quello di nascondere la sporcizia sotto il tappeto per poter costruire un immagine di Napoli “da cartolina” sicuramente più presentabile a livello internazionale ma sicuramente meno “vera”. E se è vero che la nostra città è molto più dei semplici stereotipi e luoghi comuni che vengono fatti passare e che si vogliono far passare, non si può neanche nascondere la testa sotto la sabbia davanti alle evidenti contraddizioni partenopee, ma bisogna trovare il coraggio e la forza per raccontarle e affrontarle.

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