Quando un matrimonio entra in crisi, di solito,non ce ne si
rende conto subito.La cosa, invece resta in incubazione per molto tempo fino al
punto in cui basta un minimo litigio o screzio per fare esplodere
all’improvviso rancori e rinfacci . Una separazione pirotecnica di questo tipo
è quella che si sta consumando in questi giorni tra Roberto Saviano e Luigi De Magistris, anche se di separazione
vera e propria non si può parlare, perché effettivamente, non è che i due
fossero una coppia affiatata come Sandra Mondaini e Raimondo Vianello né
tantomeno un duo inseparabile alla Stanlio e Ollio. Avevano però molte
posizioni in comune e l’uno godeva della stima e del rispetto dell’altro, come
dimostra la “benedizione” che dette lo scrittore al sindaco arancione agli
inizi della sua campagna elettorale , augurandogli di essere il cambiamento di
cui Napoli aveva e ha tuttora bisogno. Cos’è stato quindi che ha portato a
questo litigio i cui botta e risposta rimbalzano da un media all’ altro?
Nonostante in quest’ultimo periodo ci fossero già state alcune frizioni tra lo scrittore
e il sindaco, in merito all’allontanamento di Raphael Rossi e in seguito
all’uccisione di un affiliato davanti ad un asilo di Scampia, il punto di non
ritorno si è raggiunto poco dopo che la municipalità di scampia ha negato a sky
l’autorizzazione per potervi girare alcune puntate di una fiction basata su
“Gomorra” di cui Saviano è il direttore artistico. A spalleggiare il presidente
Angelo Pisani è presto arrivato il sindaco, e tanto è bastato allo scrittore
per sentire puzza di censura. Da questo preciso punto in poi i due contendenti
hanno cominciato una gara di rinfacci reciproci da fare invidia a qualunque
coppia di coniugi avente il fegato ribollente di bile acida. Saviano, che
comunque aveva già da qualche mese cominciato a bacchettare il sindaco su
alcune questioni, gli ha rimproverato in una lettera aperta pubblicata
sull’espresso, di non essere stato in grado di mantenere le promesse fatte
all’inizio della campagna elettorale e di non essere riuscito ad affrontare i
grandi problemi della città, limitandosi a imbellettarla con vari eventi,
lungomari liberati, e “quelle ridicole
biciclettine disegnate sul basalto e sui sampietrini sconnessi, al centro dei
marciapiedi, che in nessun'altra città a parte Napoli, qualcuno avrebbe potuto
spacciare per pista ciclabile” tant’è che lo scrittore paragona l’approccio
della giunta de Magistris alla scena di Johnny Stecchino in cui si sente dire
che “Il problema di Palermo è il traffico”.Questi affondi non sono sicuramente
andati giù al primo cittadino che ha risposto spiccatamente a Saviano, sempre
in una lettera aperta pubblicata da “l’espresso” in cui ha accusa velatamente il giornalista
di aver messo in scena una polemica “studiata” in prossimità delle elezioni e
lo ha invitato ad impegnarsi attivamente
per la città anche collaborando con l’amministrazione
e a non diffondere un’immagine stereotipata della città, ma piuttosto ad
aiutare a difendere l’immagine di una Napoli “europea e ecosostenibile” che si
sta cercando di creare. Inutile dire come questo “scontro” abbia aperto il vaso
di Pandora di tutti coloro i quali, dai tempi di Gomorra, non hanno mai
digerito Saviano e il suo modo di descrivere il territorio campano. Infatti
sulla rete si sono moltiplicate le voci di coloro che accusano lo scrittore di
voler fare spettacolo sulla città e si possono addirittura trovare per strada
manifesti che recitano “Chi specula su Napoli è il colpevole di tutto. SAVIANO
Scampia non ha bisogno di fiction ma di posti di lavoro, Gomorra 2 non lo
vogliamo!!!”. Quello a cui si sta assistendo, comunque, è lo scontro tra due
maniere diverse e opposte di raccontare la nostra città, una improntata ad un
crudo realismo che però rischia di cadere nella spettacolarizzazione ed un’
altra il cui indirizzo sembra essere quello di nascondere la sporcizia sotto il
tappeto per poter costruire un immagine di Napoli “da cartolina” sicuramente
più presentabile a livello internazionale ma sicuramente meno “vera”. E se è
vero che la nostra città è molto più dei semplici stereotipi e luoghi comuni
che vengono fatti passare e che si vogliono far passare, non si può neanche nascondere
la testa sotto la sabbia davanti alle evidenti contraddizioni partenopee, ma
bisogna trovare il coraggio e la forza per raccontarle e affrontarle.

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