venerdì 21 dicembre 2012

The Second Law


di Ababacar Diouf
 
Oramai sul tetto del mondo, i Muse si possono permettere di fare parecchi passi falsi senza conseguenze alcune, grazie allo sciame di ragazzine fedeli come vassalli, disposte ad ascoltare pure i peti di Bellamy, se venduti un formato CD.
Fortunatamente, non avendo ancora perso la totalità delle loro capacità artistiche causa fama, i Muse riescono a confezionare un prodotto oscillante tra il terribilmente banale al vagamente interessate, con alcuni punti veramente trascinanti.
Se questo album venisse ascoltato da qualcuno che ha riacquistato l'udito da pochi minuti, rimarrebbe estasiato dal sound dell'opera, dalla sua imponenza (atmosferica) e liricità.
Purtroppo buona parte delle idee utilizzate sono vecchie di almeno 20 anni e utilizzate in modo terribilmente superficiale.
Analizzando da un punto di vista meramente tecnico, opera attinge (o ruba, che dir si voglia) soprattutto al Rock anni 70 (Qualcuno ha detto Queen?) principalmente guardando ai lati Synth, Dance e Art. Attenzione a parte merita l'inserimento di parti Dubstep, che appare una scelta chiaramente commerciale. Il suono del trio è in ogni caso invidiabile (a patto di sopportare la voce lamentosa di Bellamy) eccezion fatta per la batteria, caratterizzata dal suono più anonimo immaginabile.
Aggiungendo l'uso esagerato di cori (smettetela di copiare i Queen) e di atmosfere magniloquenti (SMETTETELA DI COPIARE I QUEEN) si può avere una panoramica di questo album, nel bene e nel male.
Bisogna però notare che esso rappresenta un grandissimo miglioramento strutturale e contenutistico rispetto ad album come “The Resistence” , mere raccolte di canzoncine commerciali.
Volendo valutare l'album come “l'ultimo dei Muse” l'opera ha gli stessi difetti che appestano l'intera discografia, ma cerca almeno di trovare idee (rubandole a casaccio) con un risultato piatto, ma sufficiente.
Purtroppo l'album sembra avere la presunzione di alzarsi dallo status di “musica da ragazzine” per cercare il confronto con altre opere eclettiche, fallendo miseramente e in modo abbastanza ridicolo.

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