dedicato a Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli
Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina
e
a Paolo Borsellino
di Amedeo De Chiara
Oggi sono 20 anni. 20 anni di cosa? Probabilmente 20 anni di assenza: assenza di risposte, assenza di verità. Ma forse quella che più brucia è l'assenza di quelle figure-guida che tenevano accesa la luce della speranza. Ma il loro tributo di sangue è stato lo sprone di molte persone a fare di più. La lotta alle mafie non era mai stata così sentita dalle comunità, dalle masse, dalla gente, prima del sacrificio di questi uomini. Vale la pena allora ricordare che se quest'anno è il ventennale delle stragi di Capaci e di Via D'Amelio, in questo stesso anno ricorrono i 30 anni di altre stragi e di altri brutali assassini di altri eroi della quotidianità, che avevano fatto del loro lavoro una missione, o forse della loro missione un lavoro. Perché ridurre questi grandi uomini a eroi della quotidianetà? Innanzi tutto bisogna ricordare che tra grandi politici e magistrati c'erano anche figure più nascoste, come autisti e agenti della scorta, che dimostravano e hanno dimostrato di non aver paura, che non si sono mai sottratti al loro mestiere, al loro lavoro, appunto. Ed è questa anche la ragione della dedica di sopra. Infine, la vera eroicità di queste persone è stata quella di affrontare potentissimi nemici con i pochi mezzi messi a loro disposizione, con la dedizione del lavoro quotidiano. E grazie a loro sono, per fortuna, cambiate molte cose, nelle istituzioni e tra la gente.
È nostro dovere ricordare, dunque, ricordare che 30 anni fa, il 30 aprile 1982, venivano uccisi con una pioggia di colpi di pistola l'onorevole Pio La Torre, deputato del Pci, colpevole di aver proposto il reato per associazione mafiosa, e del suo amico e
autista Rosario Di Salvo; 30 anni fa, il 3 settembre 1982, venivano trivellati a colpi di Kalashnikov il generale Carlo Alberto Dalla
Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente della scorta Domenico Russo. Pensare che Dalla Chiesa, partigiano, li aveva battuti tutti: tedeschi, fascisti, brigatisti, ma non i mafiosi. Ma la mafia non è un nemico comune. Non sta dall'altra parte del fronte; la mafia ti sta accanto e ti colpisce alle spalle. E magari le armi le ha avute da chi credevi tuo alleato. Tuttavia, fa ben sperare che questi uomini e queste donne non siano morte invano, che in quello per cui si sono battuti ora è realtà, o quasi; che i mandanti dei loro omicidi siano stati assicurati alla giustizia, proprio per quella colpa che al tempo non aveva neanche il suo reato.
Tuttavia, a volte la verità non riesce proprio a uscire dalla camera buia dove si trova, volendo usare la metafora usata dal pm di Palermo Antonio Ingroia, una camera appositamente oscurata da chi vuol celare la verità e soffocare la giustizia. Ma forse c'è una cosa peggiore della falsità: l'omertuosa paura, o peggio, accondiscendenza che sottosta al regime della menzogna e del torbido. Saranno queste le ragioni per cui non è mai stata istituita alcuna commissione per indagare sulle stragi del '92 e sulla trattativa Stato-mafia, come denuncia lo stesso Ingroia?
Tuttavia, a volte la verità non riesce proprio a uscire dalla camera buia dove si trova, volendo usare la metafora usata dal pm di Palermo Antonio Ingroia, una camera appositamente oscurata da chi vuol celare la verità e soffocare la giustizia. Ma forse c'è una cosa peggiore della falsità: l'omertuosa paura, o peggio, accondiscendenza che sottosta al regime della menzogna e del torbido. Saranno queste le ragioni per cui non è mai stata istituita alcuna commissione per indagare sulle stragi del '92 e sulla trattativa Stato-mafia, come denuncia lo stesso Ingroia?
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