martedì 5 giugno 2012

Profumo di premi, ma di fondi?

di Amedeo De Chiara


È alta la tensione all’indomani del Consiglio dei Ministri in cui si discuterà col Ministro Profumo della riforma della scuola. La linea del premio al merito riscuote critiche da ogni fronte, primo tra tutti quello studentesco.

Contestata da studenti e forze politiche e sociali è la competizione che questa riforma comporterà: i 25 articoli del disegno di legge che rischia di diventare decreto, bypassando così i pericoli delle camere parlamentari, sono incentrati su premi agli studenti e alle scuole più “meritevoli”. Il Ministro si difende, dicendo che queste misure sono dettate dall’Europa (diventata, ormai, il “31 salvi tutti” dei decreti). Ma è giusta una riforma così?

Certo, incentivare la competizione costituisce uno sprone all’operosità; ma ancor più importante è sostenere i talenti con giusti sgravi e agevolazioni e premiare gli ambienti scolastici più dinamici e creativi. Ma questo sarebbe possibile in un sistema scolastico sano, solido e compatto, come quello dei nostri “colleghi” nordeuropei; il nostro per poco non scioglie al solleone di giugno. La scuola italiana non può reggersi in piedi da sola. Non c’è alcun premio, neanche di consolazione, se la scuola declina.

Non bisogna poi dimenticare che è alto il compito dell’istruzione: la formazione dei cittadini. La scuola non può limitarsi ad essere un istituto sforna-talenti. Ché poi se non c’è un adeguato tessuto sociale, un Paese dinamico, questi talenti non potranno fare altro che volare altrove. E il talento non si vende.

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