domenica 3 giugno 2012

2 giugno: cosa celebrare?

di Amedeo De Chiara

Passate le 24 ore dalle celebrazioni del 2 giugno, le polemiche sono tutt’altro che sopite. Ma forse sono emersi già abbastanza pareri per potersi chiedere se sia giusto o meno fermare una parata per un gravissimo lutto nazionale.

È stato forse il momento di maggior impopolarità per un Presidente della Repubblica sempre invocato dalla popolazione a dirimere i problemi dello Stato. E Napolitano, come sempre, si è mosso con estrema ma risoluta moderazione. Anche stavolta.

Il messaggio è stato chiaro: l’Italia non si ferma: il valore ispiratore di queste celebrazioni è stato la coesione nazionale, più volte nominata dal Presidente nelle numerose interviste di questi giorni. Doveroso è stato il richiamo al terremoto e alle distruzioni che esso (o meglio,  l’imprudente cecità umana) ha portato, il ricordo delle vittime e la revisione della manifestazione. Prima ancora che dinanzi alla Presidenza della Repubblica, il corteo è sfilato davanti ai gonfaloni delle regioni Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Incauto è stato il gesto di chi ha disertato le celebrazioni, soprattutto per il Sindaco Alemanno, che prima si dissocia dal 2 giugno per le spese eccessive, salvo poi autorizzare il giorno dopo l’Air show di Ostia, con tanto di frecce tricolore. Chi, infine, dice che i soldi spesi per le celebrazioni sono stati “buttati al cesso” dovrebbe forse passarsi una mano sulla coscienza; poi, al portafoglio. Però 2 milioni e mezzo restano comunque tanti.

Non è giusto fermare una manifestazione nazionale: i valori che essa incarna non hanno prezzo. Ma è lecito interrogarsi sulle modalità di queste manifestazioni. 2,6 milioni di euro sono forse troppi, specialmente per un paese in crisi. E forse una parte di tale cifra avrebbe potuto costituire un contributo simbolico (perché neanche 2 milioni e mezzo bastano a rimarginare i danni) per la rinascita delle zone terremotate.

Ma più che i soldi, sono i contenuti della parata che possono rinnovarsi. Sarebbe ingiusto e irriconoscente non rendere alle forze armate dello Stato il giusto tributo per il loro servizio reso alla nazione. Ma tra tanti sobillatori e altrettanti sobillati si levano intelligenti richiami all’antimilitarismo, che è uno dei fondamentali della nostra Costituzione (art. 11). E l’Italia spende ancora tanti fondi per le spese militari a discapito dello sviluppo, della ricerca e del servizio sanitario. È stato bello veder sfilare alla fine del corteo i volontari della Croce Rossa e i ragazzi del Servizio Civile. Sarebbe ancora più bello veder ingrossare le file del terzo settore. Sembra retorico, ma la Repubblica è pur sempre la cosa pubblica, di tutti i cittadini attivi e partecipativi; i cittadini veri.

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