L’annuncio è arrivato domenica alle 16 circa,
ora italiana. È stato il Presidente della Commissione elettorale a rivelare il
nome del Presidente del nuovo Egitto: Mohamed Morsi. Il candidato dei Fratelli
Musulmani di sessantuno
anni, ingegnere specializzatosi negli Stati Uniti poi tornato in Egitto, membro
del Parlamento dal 2000 al 2005 e detenuto sotto Mubarak, supera così con il 51,7%
dei voti lo sfidante Ahmed Shafiq, ultimo primo ministro del raìs; l’Egitto manifesta così la chiusura del suo capitolo di storia col Raiss, durato 20 anni. Al sentire il
nome del proprio candidato, piazza Tahrir è esplosa in un boato di gioia. E la
festa si è estesa fino alle strade di Gaza: in campagna elettorale Morsi aveva
promesso il sostegno ai palestinesi “nella
loro lotta legittima”; ma nonostante ciò, il nuovo leader della Fratellanza
incassa anche una cauta approvazione dal governo israeliano, che attraverso un
comunicato invita il nuovo leader egiziano a rispettare i trattati
internazionali. Distensione subito raggelatasi a seguito delle dichiarazioni
del neo-Presidente circa la sua politica di equilibrio nel medio - oriente estendendo i rapporti con Teheran. Ma i
veri problemi per Morsi sono entro i confini dell’Egitto: il nuovo Presidente,
seppur acclamato dalle folli, non ha avuto che la metà dei consensi di un
elettorato che a sua volta costituisce la metà della popolazione. In tal senso
il nuovo Governo egiziano sarà un esecutivo di grandi intese, non soltanto
composto da membri della Fratellanza. E le prime nomine di Morsi sarebbero
volte alla salvaguardia delle minoranze religiose e dei pari diritti: sembra,
infatti, che saranno una donna ed un cristiano copto i vice del Presidente. Lo ha
detto al Guardian il portavoce di Morsi, Sameh el Essawy.
Ma ancora più grave è la sua situazione d’incertezza in cui versa il
Paese, con i vertici militari che hanno preso in mano la situazione, lo
scioglimento del parlamento, lo stesso che dovrebbe approvare l’elezione di Morsi, e
una carta costituzionale che più che un abbozzo è allo stato embrionale. Non
sono ancora definiti nemmeno i poteri del Presidente. Ma la linea di Morsi
appare molto chiara: limitare, se non contrastare, il potere militare. E
mentre il nuovo Presidente incontra il preseidente del consiglio superiore della polizia per ristabilire l'ordine nel paese, la corte amministrativa ha annullato la decisione varata due
settimane fa dal ministero della giustizia egiziano, tra l’altro molto
contestata dagli attivisti e dai Fratelli Musulmani, che consentiva ai militari
di arrestare civili, mentre l'ex capo della sicurezza di Stato egiziana Hassan
Abdel Rahman e quaranta ufficiali sono stati rinviati a
giudizio davanti alla corte d'assise con l'accusa di avere distrutto documenti
sull'omicidio di manifestanti durante la rivoluzione di gennaio e sull'assalto
alle sedi della polizia segreta subito dopo la caduta di Mubarak.
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