MATTIA RUSSO
Nell’assemblea del 30 Novembre hai distinto la protesta dall’informazione, specificando che l’atto di quest’anno era volto a portare tematiche sociali e politiche all’interno dell’Istituto. Ci siete riusciti?
Solo in parte. I primi giorni le cose procedevano bene: si sono tenuti diversi corsi di informazione e abbiamo anche fatto vedere ai ragazzi documentari molto interessanti sul G8 e sull’Antifascismo. Poi, però, il corso degli eventi ha limitato le nostre intenzioni iniziali. Dobbiamo continuare a lavorare.
L’aspetto più positivo e quello più negativo di questa occupazione.
Uno degli aspetti più positivi è stato quello dell’aggregazione tra gli studenti. Inoltre, il collettivo è uscito rafforzato da quest’esperienza. Mi dispiace, però, che alcune persone si siano tirate fuori, lasciando pochi di noi in una situazione difficile da gestire.
Ti riferisci a qualcuno in particolare?
No, nessuno in particolare. C’è stata una presa di posizione da parte di Alessandro (Bellomo, ndr), ma non me la prendo con lui per questo.
Scuole come il Genovesi o il Pansini, quest’anno non hanno occupato. Qual è il motivo di questa mobilitazione autonoma?
A differenza dell’anno scorso, quest’anno non abbiamo seguito il coordinamento, e il Collettivo autonomamente ha proposto l’occupazione come strumento per informare e sensibilizzare.
ALESSANDRO BELLOMO
Da favorevole a contrario in 3 giorni. Ti hanno accusato di non esserti preso le tue responsabilità. Cosa ti ha spinto a cambiare idea e a voler disoccupare?
L’intenzione era quella di fare un’occupazione di informazione, ma nei primi giorni, anche a causa di diverse distrazioni, non stavamo procedendo adeguatamente, così ho avuto modo di riflettere. Sono venuti a mancare i presupposti iniziali: la partecipazione degli studenti e l’appoggio di una parte del collettivo. Ho concluso quindi che non ne valeva la pena; sono stato coerente con me stesso e con gli altri, e ho abbandonato l’occupazione.
Sono girate false voci sul mio conto: in realtà io non ho mai manifestato l’intenzione di chiamare la Preside per avvisarLa che avevo abbandonato l’occupazione. Non ho lasciato per paura. Da rappresentante avevo un ruolo e delle responsabilità: ho fatto un paio di conti e secondo me non si doveva continuare.
La lettera di protesta dei genitori su “Il Mattino” non è stata certo una bella figura per la nostra scuola. Cosa pensi di quest’articolo che vi ha definito “un manipolo di giovani esaltati”?
Credo che l’occupazione di quest’anno abbia risvegliato gli animi di molti genitori. Con alcuni di essi abbiamo avuto accese discussioni sin dal primo giorno, quando non volevano che occupassimo e sono rimasti fino alle 8 di sera per impedirci di prendere possesso della scuola. Ma altri erano dalla nostra parte.
La protesta dei genitori poteva in parte essere condivisibile, ma la lettera a “Il Mattino” è stata un’esagerazione.
FRANCESCO FUSI
Diverse situazioni sono state avverse agli occupanti. Qual è stata la più grave?
Sicuramente sono stati gli scontri con gli esterni, che nell’ultima notte, quando abbiamo negato loro l’accesso, si sono vendicati bruciando un auto fuori scuola e la spazzatura che avevamo lasciato vicino al portone.
Dopo quest’atto il vostro rapporto con la Preside potrebbe ulteriormente peggiorare. Non temi che d’ora in poi sarà ancora più difficile ottenere permessi per le assemblee?
Noi siamo consapevoli di ciò che chiediamo, non facciamo le cose in maniera affrettata. Il rapporto con la Preside è sicuramente peggiorato, ma la colpa di ciò è da attribuire ad entrambe le parti. Abbiamo più volte chiesto pacificamente assemblee, incontri o eventi e la Dirigenza, in molti casi, non ha accettato le nostre richieste. Questa divergenza ha portato a situazioni poco piacevoli, tra cui una frequente presenza della Polizia alle nostre assemblee non autorizzate.
Scuole come il Genovesi o il Pansini, quest’anno non hanno occupato. Qual è il motivo di questa mobilitazione autonoma?
L’anno scorso l’occupazione è stata la conseguenza di una sorta di reazione a catena. Quest’anno ritengo che i motivi che potessero convalidarla fossero ancora più validi: la crisi ha raggiunto il suo apice, la repressione sta colpendo in maniera sempre più forte studenti e operai che si vedono privati dei propri diritti.
Se la partecipazione e l’interesse degli studenti fossero stati altissimi, avreste proseguito nonostante le minacce notturne degli esterni?
Assolutamente no, non avremmo continuato. Gli episodi che si sono verificati durante l’ultima notte hanno messo a rischio la nostra salute.
STEFANO DI STASIO
Uno degli obiettivi dichiarati era quello di ottenere l’Aula Autogestita, spazio di informazione a disposizione dei soli studenti. Come vi muoverete in tal senso?
Già durante l’occupazione ci eravamo appropriati di quest’aula (l’ex centro di documentazione, al piano terra). Sembrava essere un ripostiglio: quando siamo entrati abbiamo trovato oggetti in disuso e una grande confusione. Ci stiamo mobilitando per ottenerla, abbiamo scritto un documento che verrà presentato alla Preside. Riteniamo che possa essere un fondamentale punto di riferimento per gli studenti che vogliono informarsi e partecipare.
Scuole come il Genovesi o il Pansini, quest’anno non hanno occupato. Qual è il motivo di questa mobilitazione autonoma?
Purtroppo si è creata una grande spaccatura all’interno del movimento studentesco. Solo il Porzio, con cui collaboriamo da molto tempo, si è schierato dalla nostra parte.
Se la partecipazione e l’interesse degli studenti fossero stati altissimi, avreste proseguito nonostante le minacce notturne degli esterni?
Non possiamo dirlo con certezza, probabilmente se ci fosse stata una forte partecipazione, anche noi avremmo potuto controllare meglio le situazioni più delicate.
DI LORENZO SORRENTINO




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