mercoledì 21 dicembre 2011

L'UOMO DEL MIRACOLO

Franco Porzio
Non è Gesù Cristo né un mago eppure i miracoli li fa lo stesso e per molti anni quasi nessuno ne era a conoscenza. Ora il Maradona napoletano della Pallanuoto degli anni Ottanta e la sua società, Acquachiara stanno riscuotendo sempre più successo, soprattutto grazie ai recenti risultati della squadra maschile di pallanuoto. C'è qualcos'altro, però, di ancora più importante che Franco Porzio l'ex atleta è riuscito a realizzare in 13 anni. Armati di registratore, noi del camaleo abbiamo avuto l'onore d'intervistare l'ex atleta.

Presidente, innanzitutto come, quando e con quale progetto è nata l'associazione Acquachiara?
L'Acquachiara, come idea, è nata nel 1993 quando ancora giocavo nel Posillipo. Il mio intento era quello di creare una realtà sportiva che avesse come fulcro la valorizzazione dei settori giovanili. Il Posillipo aveva, infatti, atleti che sia a livello di club che di nazionale erano di un certo livello, ma i giovani erano ignorati dalla Società. Io allora avvertii i dirigenti della mia squadra che sarebbe servito un ricambio generazionale, ma non fui ascoltato. Tra il '94 e il '95 nacque quindi l'Acquachiara con lo scopo di essere un'associazione satellite dell'A.S. Posillipo che si dedicasse ad un esclusivo lavoro sui giovani per poter fornire validi sostituti alla prima squadra in modo che continuasse ad essere vincente anche negli anni seguenti. Grazie poi al contributo di eccellenti persone e di tutti i dipendenti che hanno lavorato con passione, siamo cresciuti sempre di più fino a diventare una realtà separata ed autonoma come siamo oggi.

Quali problemi ha incontrato e ancora ci sono nella gestione di questa associazione?
Quando ho fondato l'Acquachiara il problema principale era l'impianto, in quanto non avevo nulla, essendo l'edificio una struttura fatiscente. Sicuramente nel prenderlo in gestione ho avuto molto coraggio e anche un pizzico di incoscienza, ma lavorando per 13 anni, 15 ore al giorno con passione e dedizione ho saputo realizzare una realtà solida e bella per la quale Napoli può essere orgogliosa. Il problema più grande adesso è la manutenzione ordinaria e straordinaria dell'impianto altrimenti,  così come le strade, che, se non vengono rimodernate crollano, anche gli edifici, senza controlli periodici, rischiano di fare una brutta fine:del resto davanti agli occhi avete lo stadio Collana, il S.Paolo e la Scandone che sono impianti più o meno fatiscenti ed è quindi opportuno che ci uniamo con le istituzioni in modo da far sì che certe realtà sportive continuino a dar lustro alla nostra città.

A proposito di istituzioni, da quando è stato eletto sindaco Luigi De Magistris è cambiato qualcosa per lei e per la sua associazione?
Ho avuto modo di parlare con l'assessore delle problematiche dello sport in generale e dell'impiantistica a Napoli e ho notato che è intenzionato a dare una mano a chi s'impegna veramente per migliorare la situazione della nostra città dal punto di vista sportivo; ovviamente so che non è facile realizzare ciò che si promette, ma essere finalmente ascoltati e comprendere che ci sono dei problemi è già un passo in avanti. Sta a noi ovviamente che siamo gli esperti del settore informare su quali siano questi problemi e la tempistica necessaria a risolverli.

Lei è impegnato anche in iniziative sociali con l'Acquachiara, attirando ragazzi trascurati dalle famiglie, poco invogliati allo studio o economicamente impossibilitati: vuole descriverci più dettagliatamente in cosa consistono queste iniziative?
Per i ragazzi appartenenti a famiglie con basso reddito abbiamo messo a disposizione il nostro impianto due volte a settimana ed ogni anno 100 ragazzi hanno la possibilità di fare sport nonostante le difficoltà economiche dei genitori. Un'altra iniziativa è quella contro la dispersione scolastica: ragazzi dai 14 ai 16 anni che non frequentano più la scuola hanno la possibilità di frequentare il nostro edificio due volte a settimana. Abbiamo aiutato anche i diversamente abili e, nel limite del possibile, cerchiamo di aiutare tutte le famiglie che per questa crisi mondiale non hanno disponibilità economiche sufficienti. 

Parliamo di sport vero e proprio. Lei ha riportato in alto la Carpisa Yamamay Acquachiara (squadra maschile ndr)con una risalita strepitosa dalla serie D alla serie A1 ed attualmente si trova al 3° posto a un punto dalla capolista: qual è stato l'ingrediente vincente che ha permesso a Lei, allo Staff e agli atleti di credere in questo lungo e difficile progetto di rinnovamento?
L'aspetto sportivo credo sia un autentico miracolo perché era impensabile creare 13 anni fa una squadra che salisse dalla serie D alla serie A1 ed una realtà sportiva formata da giovani; inoltre da matricola, perdere solo una partita su 14, battere le fortissime compagini di Pro Recco e Posillipo e pareggiare in trasferta a Savona era impensabile. Questo dimostra che stiamo lavorando bene, c'è un'ottima guida tecnica, i giocatori stanno dando il massimo se non di più, però la cosa più bella è che abbiamo una seconda squadra napoletana in A1 abbiamo restituito entusiasmo ad una città morta sotto l'aspetto della pallanuoto, coinvolgendo nel tifo donne, bambini e famiglie, cosa che nessuna squadra del nostro campionato può vantare. Questi risultati mi rendono ovviamente contento, ma danno un'enorme aspettativa: io preferivo, invece, passi un po' più graduali per poter organizzare e compiere meglio tutte le cose necessarie alla crescita della squadra, invece siamo esplosi prepotentemente. Nel complesso sono comunque felice perché credo che quello che si semina quello si raccoglie e noi abbiamo raccolto ciò che abbiamo prodotto dopo tanti anni di lavoro e sacrificio. Non voglio essere presuntuoso quando dico che oggi l'Acquachiara per tutto quel che abbiamo fatto per i giovani, per lo sport e per il sociale, rappresenti un modello organizzativo che tutte le altre associazioni sportive dovrebbero seguire.

Essendo l'Acquachiara basata sui giovani avrete ovviamente dei ragazzi pronti a sostituire gli eroi della pallanuoto di oggi.
La gestione dei settori giovanili l'ho affidata a Mino Cacace che aveva già molta esperienza con i ragazzi del Posillipo. Possiamo quindi tranquillamente attingere dalle categorie d'età inferiore senza aver paura del ricambio generazionale.

La pallanuoto degli anni '80 è diversa rispetto a oggi?
È un altro sport. Le regole sono cambiate e oggi si privilegia soprattutto l'aspetto fisico e la tattica di gioco. Quando giocavo io l'atleta più alto poteva misurare 1, 95m e pesare sui 90 kg, oggi l'atleta più basso dev'essere minimo 1, 90-1, 92m e pesare almeno 100-110 kg. Il gioco, inoltre, è più veloce, ma non vedi più l'atleta con la fantasia e l'estro di trent’ anni fa.

Secondo lei nello sport in generale quali sogni e quali ambizioni deve avere un ragazzino per raggiungere alti livelli?
Alla base ci deve essere una grande passione, ma anche chi ti segue costantemente. Può sembrare un paradosso ma da piccolo non amavo la pallanuoto anzi fui preso da una squadra di calcio locale. Mio padre e Mino Cacace fecero di tutto per farmi giocare a pallanuoto ed io pian piano mi appassionai anche grazie al fatto che con mio padre e mio fratello andavo alla Mostra d'Oltremare a vedere le partite del Posillipo. Ovviamente tutto dipende anche dalla personalità del ragazzo perché per fare sport ad alto livello serve molta fatica e sacrificio.

Una piccola curiosità: i suoi figli potremmo vederli un giorno nella pallanuoto?
Lei è Chiara (in quel momento entrava la figlia nella stanza ndr)... Chiara, da qui viene il nome “Acquachiara”. Quando mia moglie era incinta sognai che sarebbe stata una femmina e che si sarebbe chiamata Chiara. Quando siamo andati a fare l'ecografia il sogno mi diede ragione.
Per quanto riguarda i miei figli praticheranno lo sport che desiderano, ovviamente mi interessa che facciano qualsiasi cosa, ma che sia sport perché credo che sia positivo sia per il fisico che per la mente ed è importante soprattutto in quest'epoca per la socializzazione.

DI GIULIO PASTORE

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