mercoledì 21 dicembre 2011

IN FUMO...


Molti credono che ogni protesta sia inutile, ora che Berlusconi ha ceduto il passo a Monti: in realtà le misure che il nuovo Governo sta adottando non sembrano prendere la strada di un rinnovamento, ma solo quello di un tamponamento, di “un laccio emostatico”: così ha definito la manovra Gino Strada. Eppure, un momento così critico è forse il migliore per osare e scommettere su un futuro diverso, fatto di investimenti sul welfare, sul lavoro, sull’istruzione e la ricerca. Ma vige l’austerity.

Questi sono i motivi che avrebbero potuto animare le manifestazioni in dicembre: si poteva lanciare un segnale al nuovo Governo, così come è accaduto nella manifestazione del 17 novembre. E si poteva lanciare un messaggio anche al nuovo Ministro dell’Istruzione Profumo, il quale aveva manifestato il suo assenso nei confronti del suo predecessore e del suo operato in maniera di tagli. Dichiarazioni poi seguite, tuttavia, dalla volontà di dialogare con gli studenti.
Ma il dialogo e le manifestazioni qui al Vico li abbiamo chiusi entro le mura della scuola. Nonostante la calma piatta della mobilitazione: storici “occupanti” hanno dato forfait, come il Genovesi, che quest’anno ha addirittura bloccato quel manipolo di ragazzi che intendevano occupare; per la cronaca tutto ciò è accaduto il 7 dicembre, mentre il Vico era disoccupato. Che coincidenza!
Quella di quest’anno può essere definita un’occupazione “andata in fumo”. Letteralmente, alludendo alla gravissima vicenda degli incendi appiccati fuori scuola. Veri momenti di tensione, se non panico, per gli occupanti, che con estrema saggezza si sono rivolti subito a Vigili del Fuoco e risolti ad abbandonare la scuola.
Ma quest’occupazione è “andata in fumo” ancor più nel senso figurato. Fumose le circostanze in cui è maturata l’idea di occupare: nessuno si era mai espresso a favore dell’occupazione quest’anno, anzi, sembravano tutti, se non contrari, dubbiosi, scettici. Fumose le ragioni che hanno mosso gli occupanti. La realtà è che quest’anno l’occupazione non si è poggiata sui presupposti degli anni precedenti, a cominciare dal contesto e dalla partecipazione. L’intento di quest’anno era di informare; ma l’informazione non può basarsi sull’iniziativa spontanea di qualche occupante, né sugli stessi corsi: è interessantissimo discutere del G8 di Genova, ma fossilizzarsi sugli stessi temi senza coniugarli al presente rischia di trasformare l’occupazione in una manifestazione fine a se stessa. 
Ancora, l’informazione, un diritto, non può giustificare da sola l’occupazione, un reato: è un ossimoro. E come risultato essa ha irreparabilmente abbattuto la serietà degli studenti e la validità delle assemblee di ottobre e di novembre. Infine, l’occupazione è ormai scollegata dalla realtà di una scuola più aperta che in passato alle nostre esigenze e povera di fondi, che non si possono sprecare così, in una settimana.
Infine, non si può non far cenno alla “sorpresa” di quest’anno: i genitori “indignati”. Essi han fatto bene a invocare l’intervento dello stato latitante, e farebbero bene a farlo anche quando questo non garantisce adeguati fondi e prospettive ai ragazzi. Ma non si può che contraddirli quando affermano che la scuola è stata occupata da un manipolo di esaltati: perché a questo “manipolo” ha fatto seguito la maggioranza della scuola. Maggioranza che poi non si è più fatta vedere, protetta dall’indefinito che offusca ogni responsabilità individuale. Ma non la cancella.

DI AMEDEO DE CHIARA

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