sabato 19 novembre 2011

ROMA 15.10: ESPLODE LA PIAZZA


UNA PROTESTA INFUOCATA

15 ottobre 2011, giornata internazionale di mobilitazione degli indignados. Manifestazioni in moltissime città d’Europa e del mondo. Migliaia di cittadini scendono in piazza per rivendicare il proprio diritto al lavoro e ad una democrazia reale. In Italia la manifestazione principale è ovviamente a Roma: nella capitale arrivano decine e decine di pullman da ogni regione della penisola. Sono almeno 200mila le persone che formano il lungo corteo, che intorno alle ore 14, parte da piazza della Repubblica con destinazione Piazza San Giovanni. La testa del corteo non ha bandiere di partiti: è una manifestazione plurale, a cui aderiscono indistintamente studenti, operai, precari, movimenti e associazioni. La manifestazione parte, tutto sembra tranquillo, migliaia di persone avanzano mostrando pacificamente il loro dissenso verso la classe politica. Ad un certo punto, però, nella testa del corteo qualcosa inizia ad andare come non dovrebbe.
Gruppi di autonomi, uniti agli ormai celeberrimi “Black Bloc”, (la cui reale presenza alla manifestazione è stata per molto tempo oggetto di discussione), iniziano la loro opera. Vengono distrutte le vetrine delle banche, simbolo del capitalismo, e le telecamere di videosorveglianza. Moltissime automobili, anche semplici utilitarie, sono distrutte e addirittura incendiate. Una sede del ministero della Difesa è in fiamme e solo l'intervento dei vigili del fuoco evita esiti drammatici. Si assiste a lanci di oggetti contro le forze dell’ordine, che in alcuni casi reagiscono con delle cariche. Diversi “manifestanti” vengono arrestati.  Il tutto compiuto da una piccolissima minoranza, rispetto alla folla pacifica che voleva soltanto manifestare la propria indignazione.
Il day after è caratterizzato da pareri contrastanti: le televisioni si limitano a ripetere che queste piccole frange di facinorosi hanno rovinato la manifestazione. Molte persone che hanno partecipato in prima persona, per contro, si oppongono a questa versione dei fatti, e affermano che i Black bloc non c’erano affatto  e che la violenza è figlia della rabbia e della disperazione. L’analisi su questa giornata non è facile, i pareri sono discordanti e una verità assoluta non esiste. Di certo, questa violenza gratuita non ha molto senso, provoca danni e non porta a risultati. Sarebbero invece un esempio da seguire gli indignados spagnoli, che con la loro protesta pacifica e prolungata, hanno fatto parlare di sé in tutta Europa.

DI LORENZO SORRENTINO



CRONACHE DALLA DEVASTAZIONE 

Il Il 15 ottobre a Roma la giornata era iniziata abbastanza tranquillamente, in un atmosfera festosa, e a vedere la marea colorata che da Termini si riversava per le strade della capitale, niente lasciava presagire quello che sarebbe successo. 
Il corteo era partito da Piazza della Repubblica verso le 12 e aveva cominciato a sfilare senza incidenti lungo via Cavour, quando dopo poche centinaia di metri si sono incominciate a vedere macchine sfasciate ai lati della strada, poche in realtà, ma che erano comunque un preavviso di quello che sarebbe accaduto di lì a breve. Infatti, verso l’1, dalla testa del corteo, stranamente silenzioso, si è incominciato a levare un denso fumo nero ed è bastata qualche telefonata ad amici o parenti che seguivano la manifestazione da casa per sapere del rogo di due macchine prima ancora di arrivare alla fine di via Cavour e vederne le carcasse carbonizzate, accanto ad alcune vetrine di banche sfondate. Da quel momento la tensione è andata aumentando a mano a mano che si avanzava per la città, tra le bombe carta che esplodevano in lontananza, e che colonne di fumo nero cominciavano a salire da vari punti del percorso stabilito per la manifestazione. Il momento culmine di questa escalation è stato quando il corpo principale del corteo, composto da studenti, precari e vari movimenti politici e non, ha raggiunto via Labicana e si è ritrovato davanti i vigili del fuoco che spegnevano l’incendio di  una casa vicino ad una ex caserma, che aveva preso fuoco a causa delle bombe carta lanciate dai violenti Il servizio d’ordine dei Cobas, intanto, invitava la gente a non fermarsi a guardare la scena o scattare fotografie e a defluire verso piazza San Giovanni, dove la manifestazione sarebbe finita. Quello che è successo poco dopo, dalle cariche in via Merulana fino agli scontri in piazza san Giovanni, è ormai di dominio pubblico ed è inutile stare a ripetere cose già sentite e viste più e più volte tra telegiornali e reportage web, anche perché ognuno dei presenti ha la sua esperienza da raccontare in merito a quei momenti di caos e disordine. Comune a tutti, invece è la sensazione provata mentre passavano tra le strade della città, tra i sanpietrini divelti e i segni della devastazione che imperversava fino a poco prima, avviandosi verso i pullman,i treni o le macchine che li avrebbero riportati verso le loro città, sentendo anche loro dolore per le ferite subite dalla città eterna.

DI  MATTIA OSTINATO



IL RACCONTO

Fumo, urla, fuoco, pietre e caos, il caos più totale attorno a me. Paralizzato dalla paura reagisco in ritardo, vengo travolto dalle folle sconvolte che scappano per cercare rifugio. Ed io? Io sono lì nel bel mezzo del caos: Che cosa ci faccio lì? Cosa sono venuto a fare qui? Credevo forse di diventare un eroe, di cambiare qualcosa?! Illusioni, fottutissime illusioni! Mi sono riempito la testa di idee defunte, che giorno dopo giorno, si decompongono sempre di più lasciando al loro posto dell'orribile marciume; chi dissotterrerà gli ideali in cui credo? Chi vi darà di nuovo vita? Queste folle urlanti, forse? Saranno loro che, prendendo coscienza, si uniranno ai miei ideali? Chissà, c'è lì qualcuno che ci crede? Chissà se veramente lì ci sta qualcuno che sarebbe disposto a morire per queste idee. 
Ed io? Io sarei disposto a morire per le mie idee? No, dubito che sarei disposto a morire: amo le mie idee, ma ho paura della morte. Quindi che cosa sono? Un vile! Un vigliacco! O forse un uomo? Sì, sono un uomo, anzi un ragazzo, un ragazzo comune che non riesce a superare le sue paure, un "uomo" limitato dalla sua mortalità. Fossi immortale cambierei le cose, ma sono mortale, ed in quanto tale ho paura della morte. Perché in fondo dovrei morire? Cosa cambia se muoio o vivo? Qualcuno se ne curerà nel mondo?I l mondo prosegue anche senza di me ed i miei cari continueranno con la loro vita solo con un fardello in più, il dolore per la mia morte. Quindi che senso ha morire? Se nulla cambia a cosa sarà servita la mia morte? O la mia vita? Che razza di pensieri sono?! Credo fermamente in questo movimento, è giusto sperare in un governo migliore, è giusto sperare nella parità di diritti ed opportunità, è giusto sperare di trovare lavoro restando vicino alla propria famiglia; ma se è giusto perché tutto ciò è ostacolato? Perché ora c'è il caos? 
E mentre consumo i miei pensieri, il mio corpo ha reagito per me, non sono riuscito ad evitare la prima ondata di folle, ma mi sono rialzato e sono corso al riparo anch'io, prima di ritornare nell'occhio del ciclone. Corro in piazza, è mio dovere! Ho la mente come staccata dal corpo, che agisce d'istinto mentre i pensieri corrono più veloci delle mie reazioni. Ed è proprio questo stato di paura e smarrimento che mi condanna. Una pietra veloce, scagliata chissà da dove, mi arriva sul volto, un dolore lancinante mi assale, vengo sorretto dai miei compagni. Io non volevo questo! Io non l'ho mai voluto! Vorrei piangere, ma invece di lacrime, il sangue bagna la mia uniforme.

DI  LAURA CAFASSO

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