sabato 19 novembre 2011

PIAZZALE LORETO RELOADED


Ancora una volta, dopo la morte del Dittatore di turno, noi occidentali cominciamo a pensare di esserci liberati del Nemico, del Male, dell’uomo nero che entra nelle case di notte e porta via i bambini per mangiarseli grigliati con un po’ di salsa barbecue per insaporirli, di avere finalmente sradicato la fonte di tutte le nostre paranoie, che ci inducono a guardare con sospetto perfino la peperonata di nostra nonna nel timore che possa scoppiare mentre la mangiamo, a causa di uno “scherzetto” della badante somala (quasi sicuramente iscritta ad Al Qaeda) della suddetta nonna. Ma ne siamo proprio sicuri?
Dopo la morte di Gheddafi, in televisione, sui giornali o nelle dichiarazioni dei politici stiamo assistendo alla stessa macabra musica sentita dopo l’uccisone di altri feroci “demoni col turbante” quali Bin Laden, beccato in una casa di riposo per la terza età in Pakistan o Saddam, catturato e giustiziato dai suoi ex alleati americani senza neanche avere il tempo di trovare lui per primo le famose armi di distruzione di massa che avrebbero dovuto essere nascoste in Iraq. Apparentemente queste reazioni euforiche, come quelle che hanno portato migliaia di cittadini statunitensi a scendere in strada festanti per la morte dello “Sceicco del Terrore” possono sembrare giustificate, naturali, irrazionali, forse, ma comunque comprensibili da parte di chi si è sentito minacciato da un nemico pronto a colpire la sua vita pur di minare il suo paese. Peccato che tutti questi villains degni di un film di 007 non siano stati trovati in un covo ipertecnologico sulle montagne, guardato a vista da centinaia di guardie armate fino ai denti, ma siano stati catturati mentre si nascondevano, nella migliore delle ipotesi, in un buco scavato alla bell’e meglio, protetti dai pochi fedeli rimastigli, giusto per sottolineare il loro reale livello di pericolosità, e la loro morte non rappresenta esattamente, a differenza di quella di Lord Voldemort, la fine degli sconvolgimenti mondiali. Si tratta, invece nella maggior parte dei casi, dell’esecuzione, diretta o indiretta, di personaggi, magari un tempo alleati, divenuti poi, per varie ragioni di natura economica politica, scomodi. Sia d’esempio il succitato Colonnello Gheddafi, giustiziato da una folla (giustamente, almeno loro) furiosa dopo essere stato martellato militarmente da una coalizione Nato creata ad Hoc, per impedirgli di reprimere militarmente il dissenso in Libia, e quindi assurto su tutti i media a “Dittatore malvagio e mostruoso”. Ovviamente lo era, nessuno lo mette in dubbio, ma è curioso come mai le potenze occidentali siano intervenute solo adesso così radicalmente, visto che la repressione del dissenso nel regime di Gheddafi avveniva ormai da quarant’anni e, nonostante ciò, lo si trattava alla stregua di qualunque capo di stato, gli si baciavano le mani gli si permetteva di delirare in piazza e si stringevano con lui accordi per arginare il flusso dei migranti dal centrafrica. Che finivano in appositi campi di concentramento nel deserto libico (sempre meglio che finire nelle mani dei leghisti). Ma con questo non bisogna pensare che i nostri governanti non avessero a cuore la sorte del popolo libico. Non appena è scoppiata una rivoluzione in Libia, gli stati occidentali sono subito intervenuti, anzitutto stipulando con il governo rivoluzionario nuovi accordi per lo sfruttamento delle ricchezze libiche, visto che molti di questi stati non erano stati invitati da Gheddafi ai precedenti accordi. Che maleducato. E così il suddetto Gheddafi è diventato su tutti i mezzi di comunicazione e in tutto l’occidente il signore del male, il nuovo nemico pubblico numero uno del mondo libero, da eliminare immantinente per garantire al popolo libico democrazia e libertà. Proposito molto nobile, peccato che non si sia applicato anche ad altri paesi arabi, dove i dittatori sono stati cacciati senza aiuto esterno (vedi Egitto e Algeria); o non sono stati cacciati affatto, come in Siria, dove le truppe del regime di Assad continuano a massacrare manifestanti e ribelli senza che nessuna potenza straniera sia intervenuta in maniera concreta (visto che le sanzioni internazionali, da che Cuba è Cuba non hanno mai sortito effetto). Come mai? Forse che Assad non è cattivo come sembra? Forse i siriani in fondo se lo meritano? No, solo che nessuno stato trarrebbe vantaggi economici da un intervento militare in Siria e quindi il povero Assad, non si merita neanche il titolo di “nemico dell’Occidente”. Rimane solo un misero dittatorucolo di serie B, neanche minimamente degno di essere invaso dalla Nato. Così impara a non aver ancora trovato il petrolio nel suo paese.

DI  MATTIA OSTINATO

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