sabato 19 novembre 2011

MARINAI SENZA BUSSOLA


Immaginate, potete farlo, l'incredibile ansia giovanile di decidere il proprio cammino. Aggiungeteci il fatto che siete all'ultimo anno di un percorso scolastico che vi ha fatto senza dubbio soffrire, gioire, ma sopratutto crescere. Ecco, in balia dell'oceano universitario, non avete la più pallida idea di quale dovrebbe essere la vostra prossima strada: vorreste provare gli astri del cielo, le leggi della terra, il profondo inconscio umano, le lettere ammaliatrici. A questo punto siete veramente come marinai senza bussola. Improvvisamente, come un deus ex machina, scende a voi l'ancora del maturando, la patria delle matricole: l'Orientamento! O almeno quello che era fino a pochi anni fa. 
Nel corrente anno scolastico 2011/2012, il Liceo Giambattista Vico ha partecipato all'iniziativa dell'Università Federico II, dell'Orientale, della II Università degli Studi di Napoli. Ciò consisteva nella possibilità per i maturandi di assistere, nelle date 22-23 ottobre, a massimo due lezioni orientative in uno stesso giorno, durante le quali lo studente liceale poteva capire come si svolgeva la facoltà, cosa trattava, quanto impegno o passione fosse necessaria per conseguire piacevolmente la laurea.
L'intento era senz'altro lodevole, quanto logico, ma le cose non sono andate esattamente così. Al di là delle complicanze organizzative – che non mancano mai nel Vico – e al di là del fatto che l'arrivo era su mezzi propri, mentre fino a pochi anni fa i professori universitari venivano da sé nel Vico, l'Università di Monte Sant'Angelo, luogo predisposto all'orientamento, ha mostrato il suo vero volto: la confusione. Le prenotazioni per le lezioni erano di fatto inutili, in quanto ognuno alla fine si comportava nel modo che gli era più congeniale. Al primo turno d'orientamento ogni professore arrivava almeno 2 ore in ritardo. Per non parlare di scienze naturali, incominciata dopo 3 ore. Anche i contenuti delle lezioni non erano per nulla interessanti. Chiunque si aspetterebbe, infatti, una discussione appassionata, per quanto apparente, almeno per cercare di trarre acqua al proprio mulino e di far iscrivere più persone possibili. Invece no, l'università si sfiducia anche in se stessa: professori che esordiscono con “non iscrivetevi se volete lavorare” (Lettere antiche), o “anche se studiate senza raccomandazione non passate” (Medicina), o ancora provocano incredibilmente un esodo generale (Agraria), parlano solo di burocrazia (Psicologia), non parlano delle loro facoltà ma di libri scritti dai professori stessi (Lingue Orientali). Gli esempi sono tantissimi e forse molti sono sfuggiti, passati sotto banco. Cosa allora dovrebbe fare un maturando di fronte a tutte questi buchi universitari, alcuni noti altri no, mentre fuori il mondo lavorativo non tiene in grande considerazione la laurea? 
Molti abbandoneranno, è matematicamente certo, ma, nonostante tutto questo, l'Orientamento s'ha da fare. Esso è al contempo capace di far sognare chi ci crede ancora e chi è pronto a sudare sette camice, spinge chi è titubante a fare chiarezza per il mondo al di fuori di sé e a cercare nuove strade, elimina quelli che nolenti hanno studiato al liceo e che sperano nel miracolo del lavoro come i soldi scesi dalle tasche di papà. Non c'è, forse, d'aver paura dell'Università, piuttosto di non farsi trascinare da essa. L'originalità è ciò che distingue il tutto, ciò che spinge a prendere il 100 e lode. L'Orientamento s'ha da fare proprio per questo, per scoprire cosa odiamo e cosa vorremmo amare.


DI VALERIO GIGANTE

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