Scoprire un mondo nuovo, eppure tanto vicino. È stata l’esperienza di quindici alunne di indirizzo linguistico del G.B.Vico.
La regione Campania, con i fondi europei destinati alle scuole, ha dato a noi, componente alunni del G.B. Vico (come a quella di altre scuole), la possibilità di migliorare le nostre capacità linguistiche finanziando uno stage di tre settimane a Nizza e pagando quelli che erano i costi del viaggio, dell’alloggio in famiglia e del corso di lingua francese.
L’organizzazione delle “giornate-tipo” che le studentesse hanno intrapreso nel paese straniero erano mirate a migliorare le loro capacità conoscitive della lingua francese, e impostate secondo il modello scolastico standard: la mattina ci si svegliava presto per frequentare i corsi dalle 9.00 fino alle 13.00 del primo pomeriggio, impiegato poi nella visita della città o di musei e luoghi che la caratterizzavano. In seguito, di sera, le alunne potevano uscire autonomamente o insieme ai docenti. Ovviamente non è stato escluso l’apprendimento diretto tramite attività pomeridiane ed escursioni in altre città della Cote d’Azur come Cannes, Antibes, Monaco e Ville-franche-sur-mer.
Vivere per periodi lunghi in un paese straniero è davvero difficile e mette a dura prova la flessibilità psicologica e mentale della persona. Inoltre il contatto diretto con abitudini diverse, culture e tradizioni di derivazioni e ceti sociali differenti hanno stimolato la curiosità e la nascita di alcuni legami d’amicizia o pura simpatia facendo sviluppare contemporaneamente anche la scioltezza dell’esposizione orale.
Ascoltiamo ora l’opinione di un partecipante (Sara Caiazza):
Che ne pensi di questa esperienza?Credi ti abbia aiutato a raggiungere gli obiettivi?
È stata davvero molto bella, ma credo male organizzata.
Che cosa intendi con “male organizzato”? Quali difficoltà hai incontrato?
No, nessuna in particolare, però abbiamo avuto dei problemi con i corsi: semplicemente ci hanno dato una preparazione troppo generica e non specifica per il livello di lingua dell’esame che avremmo dovuto poi sostenere qui a Napoli.
Spesso è difficile adattarsi alle nuovi abitudini, come ad esempio il cibo. Tu hai avuto problemi?
Per quanto mi riguarda, ho avuto molti problemi; la prima famiglia presso la quale ho alloggiato era molto cordiale, ma poco attenta ai gusti miei e della mia coinquilina. La loro dieta era poco varia: per quasi una settimana ho mangiato a pranzo solo baguettes! La sera, fortunatamente, uscendo con le altre compagne ho avuto la possibilità di gustare anche delle specialità del luogo come la Socca (una piadina di farina di ceci con contorno a scelta) e crepes al cioccolato squisite. Altre ragazze, invece, non hanno incontrato difficoltà ad adattarsi ai ritmi o all’alimentazione nonostante dei malori generali per l’improvviso cambio di dieta.
Invece l’ambiente, la città, come vi sono sembrati?
Nei primi giorni era rimasta ancora quell’eccitazione di quando si va in un luogo nuovo e straniero. Tutto sembra bello e suonava come straordinario. Poi è diventata una routine: le strade erano ben tenute, il centro era, come qui in città, una zona a traffico limitato dove potevano accedervi solo tram e autobus o le macchine autorizzate dei residenti. La piazza centrale gremiva sempre di giovani e turisti di tutte le età e di tutte le nazioni. Nella vielle (villa), infine, venivano ogni mattina allestiti gli stand del mercato, mentre la sera le bancarelle facevano posto ai tavoli dei ristoranti per turisti che offrivano un menu di sole specialità locali a basso costo (o quello che loro intendevano come “basso costo”). La piazza principale, place Masséna, invece, era il punto di ritrovo dei residenti e turisti di tutte le nazionalità ed età: da lì potevi arrivare alla vielle ville, al porto, tornare alla fermata dei tram o sederti sulle panchine e ascoltare la musica degli artisti di strada; la sera era sempre tutta illuminata e la fontana, situata nel centro, sembrava ancora più imponente con i fari a illuminare i giochi d’acqua.
Cosa ci puoi dire delle abitudini locali?
Nessun incontro particolare; siamo riuscite a socializzare con altri gruppi di nazionalità diverse o anche con ragazzi e ragazze del luogo, ma non siamo comunque arrivate a inserirci perfettamente nelle abitudini francesi: siamo napoletani, più o meno ce l’abbiamo nel sangue!
Come sappiamo, avete fatto visita anche ad altre città della Cote D’Azur. Quale ti ha colpito in particolare?
Sono tutte splendide ma Cannes in particolare è davvero sorprendente! Sapere che star di tutto il mondo hanno camminato sul quel famoso tappeto rosso e guardare da vicino il suntuoso edificio in cui si tiene il festival è emozionante. Il mare che la costeggia con la spiaggia dalla sabbia gialla, poi, è davvero spettacolare! Insomma, una città portuale ma che ha anche i suoi lati mondani.
Antibes, invece, è molto più caratteristica: situata vicino al mare, si sviluppava tutta verticalmente e il centro è circondato da mura di cinta con una porta con un arco altissimo. Le piccole spiagge sono delle insenature lunghe poco più di un chilometro (o la maggior parte sono tutte così); lì inoltre abbiamo visitato anche il “Musée de Picasso” davvero affascinante e, anche se molto piccolo, d’inestimabile valore.
Quella che però mi ha colpito maggiormente è stata Monaco: la città si estende in poco più di due chilometri quadrati di costa e il centro abitato è concentrato in un unico blocco di case ed edifici addossati l’uno all’altro. Del Principato di Monaco questa, però, non è l’unica cosa che ti colpisce: la maestosità, il lusso e lo splendore del quartiere di Monte Carlo, sono davvero impareggiabili!
DI GIORGIA BONITO

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