Da quando, in risposta alla politica dei tagli alla scuola attuati dall’ex-Governo Berlusconi mediante il DDL Gelmini e l’ultima Finanziaria, il movimento studentesco si è messo in moto, gli studenti stessi si sono uniti sotto varie sigle (F.U.C.K, C.A.U., U.D.S. ecc.) frammentando la protesta in gruppi organizzati. Successivamente si è sentita l’esigenza di riunire tutti gli studenti medi in un unico movimento al dilà delle sigle e delle fazioni. Per questo motivo è stata organizzata l’assemblea tenutasi all’esterno del nostro Giambattista Vico il 9 Novembre. Ad essa hanno partecipato studenti aderenti ad alcune delle sigle studentesche sopracitate e provenienti da vari licei di Napoli e provincia fra cui l’Artistico Santissimi Apostoli, il Margherita di Savoia, Genovesi, Pansini, Porzio, Sbordone, Tito Lucrezio Caro, Vittorini e Vittorio Emanuele.
In queste condizioni sono stati discussi i punti all’ordine del giorno ovvero l’organizzazione delle manifestazioni del 17 (Giornata Mondiale degli Studenti) e del 26 Novembre (giornata in cui con ogni probabilità si terrà un corteo contemporaneamente e in risposta a quello del gruppo neo-Fascista “Casapuond”). Grazie all’intervento dei molti partecipanti si è arrivati ad un punto d’accordo sulle tematiche giornaliere e sulle modalità d’azione del corteo antifascista così da creare un’intesa sulle prossime azioni del movimento studentesco napoletano. Ma se da un lato l’obbiettivo della giornata è stato raggiunto dall’altro sono sorti attriti tra gli studenti e la Dirigenza del nostro liceo. Infatti l’assemblea si sarebbe dovuta svolgere all’interno della nostra aula Magna, ma cosi non e’ stato e allora procediamo con ordine.Le premesse: Circa otto giorni prima dell’assemblea i rappresentati d’istituto hanno chiesto al Dirigente Scolastico l’autorizzazione affinché questa si tenesse in orario pomeridiano. E il Dirigente in quella sede (secondo quanto riferitoci dai rappresentati) avrebbe dato solo un consenso verbale senza rilasciare alcun documento scritto, documento che comunque i rappresentanti allora non richiesero. Qualche giorno dopo la discussione sull’assemblea del nove compare tra i punti all’ordine del giorno del Consiglio D’Istituto che si sarebbe dovuto tenere l’otto. In questa data, però, il consiglio (di cui fanno parte i professori Blenx, De Vico, Esposito, Guida, Iaccarino, Iorio, Mercogliano, Migliardi e Stelluto, la Preside, tre rappresentanti dei genitori, i quattro Rappresentati d’Istituto ed il Presidente del Consiglio d’Istituto) non si è riunito data l’assenza di tutte le componenti meno che Rappresentanti d’Istituto e Presidente del Consiglio. A questo punto, ad un giorno dall’assemblea, il Vico si è trovato senza un’autorizzazione formale per ospitare il meeting degli studenti medi.
Il nove: All’indomani del consiglio i rappresentati hanno chiesto al Dirigente chiarimenti sulle assenze del giorno precedente e l’autorizzazione a procedere comunque con l’organizzazione per il meeting. Dal confronto è emerso che il motivo dell’annullamento del Consiglio fosse del tutto casuale e che fosse impossibile organizzare l’assemblea perché per un evento del genere è necessaria una delibera del consiglio. E nonostante i Rappresentanti richiedessero la convalida del solo Dirigente, la Preside ha negato la possibilità di agire senza il consenso del Consiglio d’Istituto. Dopo il confronto, nelle due ore che hanno preceduto l’assemblea, che si sarebbe dovuta tenere alle 16:30, si è pensato a varie soluzioni: in un primo momento parte degli studenti rimasti nei pressi del liceo erano propensi ad occupare l’Aula Magna con la forza, tuttavia grazie alla mediazione del personale scolastico presente in quegli istanti si è convenuto di attendere l’arrivo degli altri studenti ospiti per prendere una decisione. Verso le ore 17 attraverso una votazione a cui hanno partecipato i soli studenti del Vico presenti si è deciso di tenere l’assemblea nel cortile antistante l’istituto. Seppur con qualche problema tecnico (rumori dalla strada, e lo spegnimento delle luci del cortile) l’assemblea si è conclusa nel migliore dei modi e alle 19 tutti gli studenti avevano già lasciato il posto dopo aver ricollocato all’interno le sedie prese e aver ripulito il cortile; si è poi tenuta una riunione straordinaria del collettivo.
Il dieci: Così il giorno dopo gli studenti hanno chiesto al Dirigente di autorizzare un assemblea per le prime tre ore di lezione che e’ stata concessa senza riserve anche se poi sono comparse sulla scena le forze dell’ordine. Allora l’assemblea si e’ tenuta nella palestra esterna e poi (trasgredendo alle norme di sicurezza) trasferita nell’aula magna occupandola simbolicamente per le tre ore. In quest’assemblea si è avanzata la proposta di istituire un’aula autogestita dagli studenti. Al termine delle tre ore gli studenti sono tornati nelle proprie aule ed hanno concluso la giornata seguendo regolarmente le lezioni.
DI CASTRESE PIO DE ROSA
LA BALLATA DEGLI ZOPPI
C'è fermento al G.B. Vico. Come nello yogurt della Marcuzzi.
È il freddo mattino di lunedì 10 ottobre, quando un pessimo orario, un intervallo (pardon, pausa didattica) a “piani stagni” e un paradossale accompagnamento per i maggiorenni fanno la loro mossa e smuovono gli studenti. Ce li troviamo tutti nel cortile, seduti sul pavimento umido e gelido, ad ascoltare i Rappresentanti ancora in carica che spiegavano le ragioni della mobilitazione. La Preside non si intravede più dalle sbarre del balcone, ora chiuso; la Dirigente si preserva dal chiasso proveniente dal cortile, di certo lasciando così maggior libertà di espressione agli studenti.
L’indomani, invece, la troviamo giù all’entrata, megafono alla mano, telefono nell’altra, con le forze dell’ordine all’ascolto. Ma non vale a fermare gli studenti, che prendono nuovamente posto nel cortile. La svolta in mattinata, quando i Rappresentanti salgono in Presidenza a conferire con Preside e corpo docenti. I toni scendono, come la preside nel cortile per placare gli animi. Il tutto si conclude con queste promesse: agli studenti un orario migliore, l’entrata alla seconda ora senza accompagnamento per i maggiorenni e una pausa didattica in linea con le loro richieste; dagli studenti, maggiore serietà e attenzione alla sicurezza.
A distanza di un mese, due di queste promesse sono state disattese: l’orario non è migliorato, se non per le seste ore in meno, e la pausa didattica è rimasta sostanzialmente invariata, con tutte le irresponsabilità del caso. Gli studenti continuano a recarsi alla buvette come ai saldi di fine stagione e i professori non hanno certo intenzione di fare ordine in questa bolgia dantesca. Che gli animi si siano sopiti? Nient’affatto: il fuoco del dibattito, non spentosi del tutto dopo aver accantonato le vecchie questioni, si riaccende con la miccia delle nuove incomprensioni tra Rappresentanti e Consiglio di’Istituto.
Le due giornate d’ottobre e quelle di novembre trovano origine, infatti, in tre problemi di fondo, imputabili ad un atteggiamento condiviso indistintamente da tutte le componenti del nostro ambiente scolastico.
C’è troppo amore per i bei discorsi e i proclami e poco coraggio nell’affrontare in maniera costruttiva la reale complessità dei fatti, e questo porta a poca chiarezza nel confronto e, dunque, alle agitazioni osservate in questi giorni. Le due giornate d’ottobre guardano a quelle di novembre attraverso una lente opaca, cosparsa di loquacità inconcludente, di poca chiarezza nel confronto e di tensioni mai sanate.
DI AMEDEO DE CHIARA E FRANCESCO DI LUCREZIA
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