Molto si è discusso in queste 2 giornate sulla libertà degli studenti di recarsi alla buvette durante l’intervallo; poco forse si è parlato della possibilità di non trovare più al pian terreno la buvette stessa.
È da questo gennaio che si discute su buvette e distributori; nel Consiglio d’Istituto di quel mese si deliberò di passare per l’anno scolastico venturo ai distributori automatici, scelta poi abbandonata per numerose proteste. Intanto siamo ai nostri giorni, senza fare i conti con l’oste.
Infatti, il 31 agosto di quest’anno il contratto con l’azienda Mario Morra è scaduto. Dalla firma del contratto, il 29 giugno del 2005, sono passati 6 anni. Allo scadere di questo ormai noto termine, il Signor Morra ha proposto il rinnovo del suo contratto, secondo la formula 6+6. Richiesta respinta: secondo l’articolo 23 delle nuove direttive europee gli istituti sono tenuti a indire un nuovo bando di gara ogni 6 anni. Rientra dunque nelle nuove normative anche il contratto in questione, essendo stato firmato dopo l’aprile di quello stesso anno, momento in cui le direttive europee entravano in vigore. Si deve, dunque, procedere a un nuovo bando. Cosa che la scuola non ha ancora fatto. Ed è qui che sorge la questione.
La scuola, ricevuta un’esplicita richiesta dalla Provincia (una diffida al gestore della buvette a liberare i locali entro il 30 settembre) richiede alla ditta Morra lo sgombero dei locali. Ed effettivamente il Signor Morra aveva iniziato tale sgombero, a partire, però, dall'11 ottobre. Poi interrotto. Il Signor Morra dichiara di essere obbligato a prestare servizio e a non abbandonare i locali, fino al passaggio dei locali ad un nuovo titolare. Il Signor Morra fa riferimento, infatti, all’articolo 2 del bando di gara del 2003 che, a detta del suo legale, ha valore di contratto.
La questione, dunque, altro non è che un cavillo burocratico. Resta ora da chiarire se l’articolo 2 del suddetto bando vincola effettivamente il titolare dei locali e se il bando costituisce un contratto. Non resta che attendere che le parti giungano a un accordo. Nel frattempo, vi va un caffè?
DI AMEDEO DE CHIARA E FRANCESCO DI LUCREZIA
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