Silvio Berlusconi si è dimesso. Ha lasciato l’incarico sabato scorso come aveva promesso dopo l’approvazione del Ddl stabilità, ultimo atto del suo Governo. Alle 21 di sabato il Premier è salito al Colle e la notizia è stata accolta con una grande festa in piazza del Quirinale. È la fine del quarto governo Berlusconi, caduto al termine di una settimana caldissima, che ha sancito la perdita della maggioranza.
BERLUSCONI PERDE LA MAGGIORANZA Lo scorso lunedì mattina Il Foglio sembrava già ufficializzare le dimissioni di Berlusconi. “È questione di ore” secondo la testata di Ferrara. Sempre in mattinata anche il vicedirettore di Libero annunciava le imminenti dimissioni del Premier. Ma non è tardata ad arrivare la smentita del presidente del Consiglio che su Facebook annuncia: “Le voci di mie dimissioni sono destituite di fondamento”. Ed anzi in una chiamata proprio alla testata di Belpietro sfida chi aveva avanzato ipotesi sull’imminente caduta del governo e annuncia: “Voglio vedere in faccia chi prova a tradirmi”. Le reazioni degli altri esponenti politici non sono tardate ad arrivare: dalla Lega arriva la rottura e l’invito a non continuare ad oltranza. Visto che non c’è maggioranza , bisogna anzi puntare sulle elezioni. “Berlusconi si faccia di lato” ha affermato Bossi.
Ma la giornata successiva si preannunciava ancora più calda: in Camera si sarebbe votato il rendiconto generale dello Stato. Berlusconi crede in una maggioranza che l’opposizione nega che esista.
È verso le 17 che prendono il via le votazioni, il contatore sale, ma si ferma a 308 voti favorevoli, contro i 316 che avrebbero confermato la maggioranza. Le opposizioni si mostrano unite: 321 le astensioni. Il rendiconto passa , Silvio no. “La maggioranza non c’è più, Berlusconi si dimetta” esordisce Bersani dopo la votazione.
Berlusconi lo afferma di nuovo: “Mi sento tradito”. Lo scrive pure alla Camera su di un foglio, fotografato dai giornalisti: “8 traditori”. Il Premier sale al Colle ed è qui che dopo 45 minuti di dialogo col Presidente della Repubblica arriva l’ufficialità: Silvio Berlusconi si dimetterà, ma solo dopo la legge di stabilità.
Non è la prima volta che Silvio Berlusconi perde la maggioranza alle Camere. Era il lontano 1994, l’anno del primo governo Berlusconi: in quel caso ci fu un duro scontro fra Forza Italia, l’allora partito del Cavaliere, e la Lega. Anche allora la maggioranza si dissolse, proprio a causa della Lega, e Berlusconi si dimise accusando il partito di Bossi di tradimento. La misura adottata dall’allora Presidente della Repubblica Scalfaro fu l’istaurazione dell’unico e solo ‘governo tecnico’ completamente composto da persone al di fuori del Parlamento, con Lamberto Dini Primo Ministro.
Fiducia - Sfiducia
Dopo quanto accaduto va comunque fatta una precisazione essenziale. Nel corso degli ultimi anni abbiamo sentito parlare più volte le parole “fiducia” e “sfiducia”. Ma cosa vogliono dire? Quando si parla di questione di fiducia si intende generalmente quando il governo stesso pone fiducia alle Camere su un emendamento di legge. Invece, si parla di mozione di sfiducia se almeno un decimo dei componenti della Camera presentano richiesta di sfiduciare il governo. In entrambi i casi si ricorre alla votazione del Parlamento. Nell’ipotesi che al governo non venga riconosciuta la fiducia dalla maggioranza assoluta delle Camere il governo entra in crisi parlamentare e il primo ministro deve presentare le dimissioni al Capo di Stato. Nel nostro caso alla Camera si è discusso del rendiconto, che ha sancito la perdita della maggioranza, ma non di un formale voto di sfiducia Siamo quindi di fronte ad una crisi extraparlamentare.
Solo in due occasioni nella storia della Repubblica il governo è caduto per una crisi parlamentare: è il caso dei due governi Prodi. Durante il primo si è avuta la successione con un governo di centro-sinistra, nel secondo caso si ritornò alle urne. tutte gli altri casi si è trattato di dimissioni effettuate volontariamente.
DI DARIO LIPPI

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