sabato 16 marzo 2013

Amici di Maria



Ci sono tante cose che stuzzicano l’attenzione e la curiosità di noi studenti qui al G.B.Vico. I corridoi stessi sembrano ascoltare trepidanti le conversazioni dei ragazzi che chiacchierando svelano agli amici misfatti e peccati commessi la sera precedente. Abbandoniamo però le informazioni ufficiose e poniamo sotto la lente di ingrandimento il microcosmo scolastico per comprendere e far conoscere quanto ci sia di vero e in che misura.
Cosa sono i Vichiani? Qual è la vera identità dei frequentatori del nostro Liceo? Come sono i nostri studenti, come stanno, cosa fanno?
Senza voler diventare un orwelliano Grande Fratello, quest’anno il Camaleo si propone di indagare la realtà del Vico e dal momento che i soscritti autori non avevano niente di meglio da fare e si voleva cominciare con un sondaggio neutro, la nostra indagine si è concentrata sul (forse è preferibile una frase meno ironica tipo: comincia con l’indagare il) consumo di stupefacenti da parte della popolazione studentesca del Vico.
Ma cosa vuol dire la parola droga? Si definisce droga una sostanza che per via dei suoi effetti farmacologici agisce sul sistema nervoso centrale, alterando la percezione della realtà. Le droghe sono spesso causa di dipendenza fisica e psichica. A questa imprecisa definizione va aggiunto l’effetto “”totalizzante”" della droga: l’individuo sembra mettere da parte ogni altra attività; la pericolosità personale e sociale, che si esprime con la morte precoce del tossicodipendente in seguito all’effetto della sostanza o a malattie favorite dalla tossicodipendenza e con la tendenza alla delinquenza (per non dire del grandissimo movimento di malavita internazionale che provvede al rifornimento delle sostanze stupefacenti). C’è poi una necessaria distinzione da fare tra droghe “leggere” derivanti dalla canapa indiana e  assunte tramite varie modalità e droghe “pesanti”. Le leggere e danno luogo ad uno stato di coscienza lievemente alterato con euforia ed ebbrezza, di durata breve (una - due ore). La canapa viene consumata come tale, essiccata e fumata (Marijuana); oppure sotto forma di olio essenziale; o ancora sotto forma di derivato solido della resina (Hashish); infine, anche ingerita in polvere o di infuso. Questo tipo di comporta una relativa dipendenza: le loro proprietà psicotrope sono trascurabili e sono perciò indicate come stupefacenti minori. La potenziale pericolosità della canapa e dei suoi derivati non è stata definitivamente provata; resta peraltro il fatto che il soggetto che ha tendenze tossicofile facilmente inizia le sue esperienze con tali droghe “leggere” per andare a terminarle con droghe “pesanti”, anzi, letali. Fra queste, tra cui l’eroina, si riconoscono diverse classi farmacologicamente distinte e va ricordato che la loro principale caratteristica è l’alterazione delle percezioni. La somministrazione endovenosa di queste sostanze provoca la comparsa di fenomeni indicati come flash, non necessariamente piacevoli. Si tratta di droghe molto pericolose che, oltre a far perdere il contatto con la realtà sono costose, e spingono quindi i tossicodipendenti a procurarsi denaro seguendo vie non sempre legali. La cocaina, invece, estratta dalle foglie dell’albero di coca, è usata soprattutto dalle persone più abbienti, dato il suo elevatissimo costo. Assunta per via prevalentemente inalatoria, determina uno stato di allerta mentale simile a quello procurato dalle amfetamine. Intensa è la produzione delle droghe di sintesi chimica, un gruppo molto eterogeneo, in quanto è ancor più intensa nei laboratori clandestini la ricerca per la produzione di nuovi agenti psicotropi illegali. Uno dei rappresentanti più noti è l’LSD, nota in gergo come “acido”; Si assume per via orale e induce una vera e propria psicosi allucinatoria acuta (“viaggio”), i cui contenuti possono essere piacevoli ma più spesso sono terrificanti, potendo anche indurre al suicidio. Inoltre i sintomi, una volta scomparsi, possono riemergere improvvisamente (“flashback”) con le prevedibili conseguenze.
Ma veniamo al nostro sondaggio: abbiamo intervistato un campione di cento persone che non sapevano di aver preso parte al nostro esperimento, e queste ci hanno rivelato quale fosse in primis quello che loro considerano il mondo delle droghe e poi quale fosse il loro approccio con questo. Circa il 72% degli intervistati ha affermato di non aver mai assunto droghe di alcun genere, anche se un 15% di queste non ha escluso la possibilità di sperimentarne gli effetti in futuro. Il restante 28% ha dichiarato di aver consumato almeno una volta nella propria vita marijuana. Di questi il 46% è emerso essere consumatore abituale o di esserlo stato in passato. Il 3% degli intervistati ha poi rivelato di aver sperimentato droghe da rave, fino a spingersi a una percentuale minima (1%) che ha confessato addirittura di aver tirato coca. Perciò da oggi in poi i professori quando guarderanno gli occhi di un loro studente tengano presente che potrebbe non essere il sonno la causa di quel rossore.
Ci sono paesi in Europa in cui il commercio e il conseguente consumo di droghe leggere è legalizzato (ad esempio Olanda e Germania,), ovviamente non oltre i limiti consentiti dalla legislatura della nazione. In Italia è proibito qualsiasi consumo di droghe indipendentemente dalla tipologia. La vendita dunque non è  consentita e qualsiasi commercio collaterale non è previsto dalla legge. Tuttavia esistono due modi per reperire tali sostanze: la prima opzione è rappresentata dalle piazze di spaccio controllate dalle associazioni malavitose, che vedono nelle sostanze stupefacenti la principale fonte di introiti; la seconda è rappresentata dai cosiddetti privati, i quali o acquistano la droga attraverso le piazze di spaccio e la rivendono ad un prezzo superiore o talvolta la importano o la producono autonomamente. Si può evincere da ciò che queste sostanze sono altamente reperibili anche per consumatori della nostra età, a soggetti, quindi, non ancora maggiorenni; è difficile immaginare un pusher che chieda un documento di riconoscimento).
Ma la facile reperibilità di queste sostanze non basta a motivarne l’ampia diffusione tra i giovanissimi. Una delle domande che ci siamo posti infatti è perché e come queste siano state sdoganate. Probabilmente è stata fatta leva sulla volontà di emulazione che è propria dell’età giovanile verso modelli comportamentali già presenti negli anni sessanta. Di questi ne sono un esempio la “gioventù bruciata” di James Dean e le rock star più rappresentative di quella che fu la rivoluzione sociale di quegli anni. Erano altri tempi e l’uso delle sostanze stupefacenti era motivato da un desiderio di comunicare il proprio dissidio interiore e la spaccatura tra quella e la generazione precedente. Questa protesta è arrivata ai nostri giorni svuotata delle sue motivazioni originarie; oggigiorno ne resta solo lo status symbol nel consumo di droghe. La normalizzazione di questo consumo negli anni seguenti all’esaurirsi del movimento ne ha incrementato la richiesta, facendone una vera e propria moda.

Nessun commento:

Posta un commento