Ci
sono tante cose che stuzzicano l’attenzione e la curiosità di noi studenti qui
al G.B.Vico. I corridoi stessi sembrano ascoltare trepidanti le conversazioni
dei ragazzi che chiacchierando svelano agli amici misfatti e peccati commessi
la sera precedente. Abbandoniamo però le informazioni ufficiose e poniamo sotto
la lente di ingrandimento il microcosmo scolastico per comprendere e far
conoscere quanto ci sia di vero e in che misura.
Cosa sono i Vichiani? Qual è la
vera identità dei frequentatori del nostro Liceo? Come sono i nostri studenti,
come stanno, cosa fanno?
Senza voler diventare un orwelliano
Grande Fratello, quest’anno il
Camaleo si propone di indagare la realtà del Vico e dal momento che i soscritti
autori non avevano niente di meglio da fare e si voleva cominciare con un
sondaggio neutro, la nostra indagine
si è concentrata sul (forse è preferibile una frase meno ironica tipo: comincia con l’indagare il) consumo di
stupefacenti da parte della popolazione studentesca del Vico.
Ma cosa vuol dire la parola droga?
Si definisce droga una sostanza che per via dei suoi effetti farmacologici agisce
sul sistema nervoso centrale, alterando la percezione della realtà. Le droghe
sono spesso causa di dipendenza fisica e psichica.
A questa imprecisa definizione va aggiunto l’effetto “”totalizzante”"
della droga: l’individuo sembra mettere da parte ogni altra attività; la
pericolosità personale e sociale, che si esprime con la morte precoce del tossicodipendente in seguito
all’effetto della sostanza o a malattie favorite dalla tossicodipendenza e con la tendenza alla delinquenza (per
non dire del grandissimo movimento di malavita internazionale che provvede al
rifornimento delle sostanze stupefacenti). C’è poi una necessaria distinzione da fare tra droghe
“leggere” derivanti dalla canapa indiana e assunte tramite varie modalità e droghe
“pesanti”. Le leggere e danno luogo ad uno stato
di coscienza lievemente alterato con euforia ed ebbrezza, di durata breve (una - due ore). La canapa viene consumata
come tale, essiccata e fumata (Marijuana); oppure sotto forma di olio essenziale; o
ancora sotto forma di derivato solido della resina (Hashish); infine, anche
ingerita in polvere o di infuso. Questo tipo di comporta una
relativa dipendenza: le loro proprietà psicotrope sono trascurabili e sono
perciò indicate come stupefacenti minori. La
potenziale pericolosità della canapa e dei suoi derivati non è stata
definitivamente provata; resta peraltro il fatto che il soggetto che ha
tendenze tossicofile facilmente inizia le sue esperienze con tali droghe
“leggere” per andare a terminarle con droghe “pesanti”, anzi, letali. Fra queste,
tra cui l’eroina, si riconoscono diverse classi farmacologicamente distinte e va
ricordato che la loro principale caratteristica è l’alterazione delle percezioni. La somministrazione endovenosa di queste sostanze
provoca la comparsa di fenomeni indicati come flash, non necessariamente piacevoli. Si tratta di droghe molto
pericolose che, oltre a far perdere il contatto con la realtà sono costose, e
spingono quindi i tossicodipendenti a procurarsi denaro seguendo vie non sempre
legali. La cocaina, invece, estratta dalle foglie dell’albero di coca, è
usata soprattutto dalle persone più abbienti, dato il suo elevatissimo costo. Assunta
per via prevalentemente inalatoria, determina uno stato di allerta mentale
simile a quello procurato dalle amfetamine.
Intensa è la produzione delle droghe di sintesi chimica, un gruppo molto
eterogeneo, in quanto è ancor più intensa nei laboratori clandestini la ricerca
per la produzione di nuovi agenti psicotropi illegali. Uno dei rappresentanti
più noti è l’LSD, nota in gergo come “acido”; Si assume per via orale e induce
una vera e propria psicosi allucinatoria
acuta (“viaggio”), i cui contenuti possono essere
piacevoli ma più spesso sono terrificanti, potendo anche indurre al suicidio.
Inoltre i sintomi, una volta scomparsi, possono riemergere improvvisamente
(“flashback”) con le prevedibili conseguenze.
Ma veniamo al nostro sondaggio:
abbiamo intervistato un campione di cento persone che non sapevano di aver
preso parte al nostro esperimento, e queste ci hanno rivelato quale fosse in
primis quello che loro considerano il mondo delle droghe e poi quale fosse il
loro approccio con questo. Circa il 72% degli intervistati ha affermato di non
aver mai assunto droghe di alcun genere, anche se un 15% di queste non ha
escluso la possibilità di sperimentarne gli effetti in futuro. Il restante 28%
ha dichiarato di aver consumato almeno una volta nella propria vita marijuana.
Di questi il 46% è emerso essere consumatore abituale o di esserlo stato in
passato. Il 3% degli intervistati ha poi rivelato di aver sperimentato droghe
da rave, fino a spingersi a una percentuale minima (1%) che ha confessato
addirittura di aver tirato coca. Perciò da oggi in poi i professori quando
guarderanno gli occhi di un loro studente tengano presente che potrebbe non
essere il sonno la causa di quel rossore.
Ci sono paesi in Europa in cui il
commercio e il conseguente consumo di droghe leggere è legalizzato (ad esempio
Olanda e Germania,), ovviamente non oltre i limiti consentiti dalla legislatura
della nazione. In Italia è proibito qualsiasi consumo di droghe
indipendentemente dalla tipologia. La vendita dunque non è consentita e qualsiasi commercio collaterale
non è previsto dalla legge. Tuttavia esistono due modi per reperire tali
sostanze: la prima opzione è rappresentata dalle piazze di spaccio controllate
dalle associazioni malavitose, che vedono nelle sostanze stupefacenti la
principale fonte di introiti; la seconda è rappresentata dai cosiddetti
privati, i quali o acquistano la droga attraverso le piazze di spaccio e la
rivendono ad un prezzo superiore o talvolta la importano o la producono
autonomamente. Si può evincere da ciò che queste sostanze sono altamente
reperibili anche per consumatori della nostra età, a soggetti, quindi, non
ancora maggiorenni; è difficile immaginare un pusher che chieda un documento di
riconoscimento).
Ma la facile reperibilità di queste
sostanze non basta a motivarne l’ampia diffusione tra i giovanissimi. Una delle
domande che ci siamo posti infatti è perché e come queste siano state
sdoganate. Probabilmente è stata fatta leva sulla volontà di emulazione che è
propria dell’età giovanile verso modelli comportamentali già presenti negli
anni sessanta. Di questi ne sono un esempio la “gioventù bruciata” di James
Dean e le rock star più rappresentative di quella che fu la rivoluzione sociale
di quegli anni. Erano altri tempi e l’uso delle sostanze stupefacenti era
motivato da un desiderio di comunicare il proprio dissidio interiore e la
spaccatura tra quella e la generazione precedente. Questa protesta è arrivata
ai nostri giorni svuotata delle sue motivazioni originarie; oggigiorno ne resta
solo lo status symbol nel consumo di droghe. La normalizzazione di questo consumo
negli anni seguenti all’esaurirsi del movimento ne ha incrementato la richiesta,
facendone una vera e propria moda.

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