di Amedeo De Chiara
Inauguriamo oggi una nuova etichetta del nostro
blog, che contraddistinguerà i nostri nuovi post dedicati a dei personaggi più
o meno famosi (più MENO che più) che ci ispirano nel nostro lavoro, e che per
questo potrebbe chiamarsi PERSONE E PERSONALITÀ; chissà che non diventerà una
vera e propria rubrica.
Inauguriamo questa etichetta in modo forse un po'
bislacco e decisamente poco ortodosso, ma lo facciamo con un personaggio
decisamente sconosciuto ai più e, tuttavia, molto significativo: Karolina Pek.È su tutti gli schermi di tutte le televisioni del mondo, eppure è pressoché sconosciuta; perché? Perché è la più giovane atleta delle Paralimpiadi di Londra 2012. Polacca, è nata l'8 febbraio del 98 e gioca a tennis tavolo, classe 9 su 10 (quindi un handicap relativamente meno disabilitante; l'ordine di disabilità è, infatti, decrescente: più alto è il numero, meno disabilitante è l'handicap), mancina obbligata dal suo handicap. Gioca nell' IKS Lake Tarnobrzeg, a Tarnobrzeg, e il suo coach è Jacka Lachora.
La sua avventura londinese non è stata finora affatto fortunata: nel torneo singolo ha incontrato nel gruppo A la turca Neslihan Kavas , già medaglia di bronzo a Pechino 2008 e la campionessa olimpica Lina Lei, che ha riconfermato il suo primato olimpico anche quest'anno battendo proprio la turca Kavas. Avendo perso anche con la quarta atleta del girone, Meng Liu, per un solo set, Karolina è arrivata ultima nel suo gruppo. Ma domani proverà a guadagnarsi una rivincita nel torneo a squadre, categoria 6-10, dove
Quali sono, allora, i meriti di Karolina Pek? Anzitutto bisogna riconoscere i suoi meriti sportivi, che l'hanno portata a vincere una prima medaglia (bronzo) ai Master Open di Lignano nel 2011 in classe 9, per poi risalire il podio agli Open rumeni di Cluj Napoca, arrivando seconda nel singolo (sempre in classe 9) e prima nel torneo a squadre nella classe mista 9-10, fino al primo oro in classe 8-9, sempre ai Romanian Open, sempre a Cluj Napoca. Ma quel che più conta è che un'atleta così giovane abbia, attraverso lo sport, non solo superato il suo handicap, ma che, anzi, si sia affacciata così presto e così velocemente sulla scena mondiale. Di questo passo, non le sarà difficile colmare il divario tecnico dalle altre atlete più esperte, se conserverà la determinazione che l'ha portata a qualificarsi a questi suoi primi giochi olimpici. Speriamo che la sua esperienza possa essere da esempio per tutte quelle ragazze e tutti quei ragazzi che, a causa del proprio handicap, non riescono ad affrontare la vita con positività.
Non resta che augurare a Karolina una carriera piena di soddisfazioni e, magari, di tante, tantissime medaglie e riconoscimenti: powitanie, Karolina!

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