sabato 1 settembre 2012

Leone d'Oro alla Carriera a Francesco Rosi


 
di Amedeo De Chiara
 
Va a Francesco Rosi il Leone d’oro alla carriera della 69° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica della Biennale di Venezia. Il regista e sceneggiatore napoletano ha ricevuto il riconoscimento il 31 agosto, in occasione della proiezione della copia restaurata del suo capolavoro Il caso Mattei (Palma d'oro a Cannes nel 1972), restauro realizzato dalla Film Foundation di Martin Scorsese, con il sostegno di Gucci. “Sono onorato e molto felice di ricevere questo riconoscimento estremamente prestigioso, che è stato attribuito in precedenza a tanti grandi autori che amo e ammiro - ha dichiarato Rosi - Ringrazio il Presidente della Biennale Paolo Baratta e il Direttore della Mostra del Cinema Alberto Barbera per aver voluto ricordare il mio contributo al cinema italiano e all'arte cinematografica in generale”.

La decisione è stata presa, infatti, dal Cda della Biennale presieduto da Baratta, su proposta di Barbera, che ha così motivato la sua scelta: "Con una lunga benché non troppo prolifica carriera, Rosi ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema italiano del dopoguerra. La sua opera ha influenzato generazioni di cineasti in tutto il mondo per il metodo, lo stile, il rigore morale e la capacità di fare spettacolo su temi sociali di stringente attualità.” Accostato al Neorealismo dell’immediato dopoguerra, Rosi se ne distaccherebbe, secondo lo stesso Barbera, “per la precisa volontà di mescolare una fortissima propensione a raccontare eventi, persone ed ambienti reali”, mentre rispetto al cinema politico a lui successivo per “aver preferito sempre alla semplificazione ideologica un durissimo lavoro di ricerca e documentazione”.

A quasi 50 anni dal primo e unico premio ottenuto alla mostra veneziana (il Leone d’Oro per il miglior film “Le mani sulla città”) Francesco Rosi ha ottenuto così il riconoscimento del suo impegno nel documentare la storia dell’Italia e degli italiani, soprattutto del sud. Padre nobile del cinema impegnato degli anni Sessanta e Settanta, Rosi può essere considerato autore simbolo e innovatore del cinema italiano di impegno civile, oltre che “Le mani sulla citta” e il “Il caso Mattei”,  anche con “La sfida”, il suo primo lavoro da solista alla regia e 'Salvatore Giuliano', film sulla vita del malavitoso siciliano raccontata attraverso una lunga serie di flash-back, Orso d'argento a Berlino nel 1961.
fonte: ANSA.it



Nessun commento:

Posta un commento