8 Novembre 2011, ore 20.00: a più di cinque anni dai fatti, il Tribunale di Napoli emette finalmente la sentenza di primo grado del processo più atteso della storia dello sport italiano, Calciopoli. 5 anni e quattro mesi per il guru Luciano Moggi, seguito a ruota dai designatori Bergamo e Pairetto (rispettivamente 3 anni e 8 mesi e 1 anno e 4 mesi) e dai vari Lotito, i fratelli Della Valle, l’arbitro De Santis e il massaggiatore rossonero Meani che si spartiscono un annetto a testa di reclusione. Potremmo parlare con soddisfazione di “stangatona” per i colpevoli, eppure sembra che attorno a questa sentenza aleggi un clima da farsa. Si condanna Moggi, ma la Juventus viene dichiarata “estranea ai fatti” ed anzi, è già pronta a dar battaglia alla FIGC per essere risarcita dei danni subiti in 5 anni. Da colpevoli a vittime, potremmo dire, tanto che a questo punto perde di credibilità anche la revoca dello scudetto 2005 e l’assegnazione del tricolore 2006 all’Inter, fatta a suo tempo dalla giustizia sportiva. Al grande Luciano non è bastato gridare che anche gli altri rubavano, credendo quindi che la somma di due ladri fosse zero e non due. Non gli è bastata l’invocazione continua della “madre di tutte le intercettazioni” e le continue calunnie verso un monumento del calcio mondiale, Giacinto Facchetti. Insomma i giudici hanno confermato l’esistenza della “cupola” e Moggi ne era il capo, e così con la radiazione sua e dei suoi finalmente il calcio italiano può dirsi pulito dopo il 2006. Peccato però che non abbiamo tenuto conto delle scommesse di Beppe Signori & Co o che ci siamo esaltati al pensiero di un campionato pulito ed equilibrato sebbene da allora lo scudetto sia solo affare delle milanesi. E allora, forse, questa non è la sola verità, ma una delle tante.
Proviamo a guardare una buona volta le cose con obiettività e sincerità.
Si, l’Inter fino al 2006 può dirsi colpevole, ma solo di non aver effettuato una campagna acquisti all’altezza dei miliardi invece spesi per l’incompetenza di allenatori e dirigenti. Poi, grazie al cartello “Vendesi” applicato ai big della Juve dell’epoca sono iniziate ad arrivare le vittorie, e le basi per i trionfi “mourinhani”.
La stessa Juventus di Moggi, sicuramente fra i maggiori esperti di calcio della storia del campionato italiano, ha la sua dose di responsabilità, ma solo nell’aver costruito una corazzata che macinava gioco e avversari in Italia e in Europa. Non si può negare che i vari Cannavaro, Del Piero, Ibrahimovic e Buffon avevano ben pochi rivali nel 2006 e di sicuro i loro gesti tecnici non erano telecomandati da arbitri e guardialinee come in un videogioco. Perché allora creare un sistema di schede telefoniche e pressioni arbitrali per favorire uno squadrone come la Juventus? E’ probabile che a quel punto siano entrati in gioco cash ed interessi di ogni genere capaci di spingere alla distruzione sua e della sua Juve anche un uomo competente quale Luciano Moggi.
La sentenza emessa, a nostro parere, è adeguata e necessaria perché la frode sportiva e l’associazione a delinquere vanno severamente punite. Ma a chi si illude che solo questa sia stata la causa dei successi juventini dell’epoca consigliamo di riguardarsi qualche partita o semplicemente di rivivere il trionfo mondiale del 2006 per capire che alla fine è il campo, quello sì, a dire la verità.
DI DARIO MAGLIO

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